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Il settore agricolo italiano è vulnerabile a clima: si prevedono perdite fino a 12,5 miliardi al 2050 | Lo scenario

L’agricoltura italiana è una delle più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici a livello europeo.

Nonostante l’adattamento al clima sia una caratteristica intrinseca del settore primario, le riduzioni attese nelle rese sono stimate portare a un calo del valore della produzione aggregata pari a 12,5 miliardi di euro nel 2050 in uno scenario di mitigazione aggressiva (RCP 2.6) che potrebbero aumentare fino a 30 miliardi.

È quanto si legge nel Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici approvato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

La portata, l’incertezza e la velocità dei cambiamenti climatici in atto e attesi, rendono necessario un aumento della capacità adattiva del settore, per ridurne gli impatti, ma anche per cogliere le opportunità offerte dalle mutate condizioni climatiche.

Il danno, soprattutto alle produzioni pregiate, potrebbe inoltre portare a una progressiva perdita di valore fondiario dei terreni agricoli.

Le stime variano tra un deprezzamento dell’1-11% nello scenario intermedio (RCP 4.5), al 4-16% nello scenario a elevate emissioni (RCP 8.5) a fine secolo.

Per quanto riguarda la pesca marittima, nel Piano si ricorda che complessivamente il settore ittico nazionale esprime circa 73.400 operatori (incluso l’indotto) e contribuisce a 2,3 miliardi di valore aggiunto lordo, rappresentando uno dei settori di maggior rilievo della blue economy a livello italiano (EC, 2022).

Gli effetti sulle risorse sfruttate dalla pesca e la relativa vulnerabilità del settore ittico sono esacerbati dallo stato di sovrasfruttamento degli stock.

Infatti, circa il 70% degli stock ittici nazionali è sovrasfruttato (Ispra, 2022), con un tasso medio di prelievo superiore al doppio del massimo rendimento sostenibile.

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