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Il Secolo Asiatico promesso e mai compiuto: rivolte giovanili, crisi cinese e il ritorno delle disillusioni globali | L’analisi di Federico Rampini

“Questo doveva essere il Secolo Asiatico. Ma nel 2025 in quella parte del mondo sono divampate rivolte, soprattutto giovanili. La Generazione Z è scesa in piazza in Indonesia, Nepal, Filippine, protestando contro la corruzione, la censura, le promesse tradite, la mancanza di opportunità. Un caso a parte è la seconda superpotenza mondiale, la Cina.”

Lo scrive Federico Rampini sul Corriere della Sera parlando di ‘Asia che tradisce i suoi figli’: “Lì (in Cina ndr) il tasso di disoccupazione giovanile supera il 20% nelle statistiche ufficiali, molti lo stimano ben più alto. Prima, se un giovane laureato non trovava lavoro, dava la colpa a sé stesso, secondo un’etica meritocratica e confuciana. Oggi lo stesso giovane disoccupato dà la colpa al sistema; idem i suoi genitori, che hanno speso una fortuna per la sua istruzione e se lo ritrovano «sdraiato» a casa. In parallelo aumentano le candidature ai concorsi per la burocrazia statale. Questo però dà un’immagine diversa da quella di una Cina lanciata nella gara per il primato dell’intelligenza artificiale e di tutte le tecnologie avanzate. L’Occidente vede la punta dell’iceberg, i settori modernissimi, i capitalisti innovativi. La grande Cina contiene altre storie meno esaltanti: crescita in calo, investimenti in caduta, consumi depressi dal pessimismo. Anche la soglia simbolica del Trilione — il record storico di mille miliardi di dollari nell’attivo commerciale col resto del mondo — è un sintomo di debolezza più che di forza.”

“La revisione di scenario sul Secolo Asiatico è in corso da tempo. È tra il 2000 e il 2010 che il sorpasso cinese sembra certo: in quel decennio il Pil della Repubblica Popolare misurato in dollari balza dal 12% al 41% del Pil americano. È un salto spettacolare, è comprensibile che in quel periodo si tenda a estrapolarlo verso il futuro. Col decennio attuale, cioè a partire dal 2020, il rovesciamento si rafforza. Solo l’India continua a tenere il passo con gli Stati Uniti. Il Pil della Cina retrocede dal 70% al 64% rispetto a quello americano e il divario tra le due superpotenze torna così ad allargarsi. Se si uniscono fra loro le economie di tutta l’Africa, di tutta l’America latina, di tutto il Sud-Est asiatico, il loro peso complessivo cala dal 90% al 70% del Pil americano.”

“L’ascesa del Resto del Mondo” – conclude – “ha intrapreso una marcia a ritroso. Le cause sono tante ma nessuna di queste crisi ha implicazioni così rilevanti come quella cinese.”

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