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Il redditometro e gli anni di vacche magre che ci aspettano | L’analisi di Marino Longoni

Su Italia Oggi Marino Longoni offre una spiegazione sul varo del redditometro, contestato dalla stessa maggioranza di governo.

“Nei dibattiti in vista delle elezioni, il centrodestra viene spesso accusato di aver affossato la lotta all’evasione.

Con il redditometro si toglie invece un argomento piuttosto forte agli avversari.

Che avrebbe potuto essere molto pesante se per caso fosse uscito un sollecito della Corte dei conti ad attuare lo strumento, dopo aver apportato le correzioni necessarie.

Ma c’è forse anche un altro tema, meno mediatico e più concreto.

Il Tesoro sa che i prossimi anni saranno di vacche magre.

Le emergenze internazionali e il ritorno del Patto di stabilità non consentono più le spese folli degli anni post pandemia.

Anzi costringeranno a stringere i freni anche dal punto di vista del recupero dell’evasione.

Ed il redditometro si presta allo scopo, specie se messo in collegamento con il concordato preventivo biennale che sta prendendo il largo.

Perché un autonomo o un piccolo imprenditore che chiederà al proprio commercialista se gli conviene aderire alla proposta del fisco, che lo costringe ad alzare il reddito imponibile, potrebbe sentirsi dire: è il minimo che puoi fare dopo che, con un reddito dichiarato di 30 mila euro, ti sei comprato il Bmw da 80 mila euro.

Ricordati che è stato reintrodotto il redditometro.

Se vuoi evitare problemi, adeguati.

Un discorso, piuttosto convincente e che in molti casi può valere anche al di fuori del concordato preventivo”.

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