Velocizzati i processi e «depenalizzazione» alcuni reati. La separazione delle carriere? «È nel programma», ma prima «gli aspetti pratici». Carlo Nordio ha appena giurato da ministro della Giustizia al Quirinale quando, circondato dai giornalisti, elenca le priorità del suo mandato. E annuncia una rivoluzione, perché «i ritardi ci costano il 2% del Pil». Prima di andare in via Arenula, per il passaggio di consegne, ha parole di apprezzamento per Marta Cartabia: la sua riforma «andava nella direzione giusta», ma si sa che «le leggi non le fa il ministro ma il Parlamento», e per questo ha dovuto fare i conti «con quelli che si dicono giustizialisti e non garantisti».
Per il neo Guardasigilli tra i primi provvedimenti c’è «l’attuazione piena del codice Vassalli, un codice firmato da una medaglia d’argento della Resistenza e in prospettiva la revisione del codice penale firmato da Mussolini, ancora in vigore». Il riferimento è al codice di procedura penale, che ha introdotto nel 1989 il processo accusatorio e garantista, con al centro le due parti e un giudice terzo e imparziale, e al codice Rocco, da oltre 90 anni l’ossatura del sistema penale italiano. Cosa intenda per attuare pienamente il Codice Vassalli, Nordio non lo spiega. Ma visto che il ministro parla di accorciare i tempi, una possibile interpretazione potrebbe essere una ulteriore spinta ai riti alternativi, patteggiamento e rito abbreviato, su cui la riforma Cartabia ha introdotto alcuni aggiustamenti.
È anche noto che Nordio – una vita nei palazzi di giustizia prima di essere eletto in questa legislatura con Fratelli d’Italia – contrariamente alla maggioranza dei suoi ex colleghi, è un fautore della separazione delle carriere, con due distinti percorsi tra giudice e pm. «È nel nostro programma», ricorda anche oggi, «ma» aggiunge «credo che in questo momento sia più importante concentrarsi sull’aspetto pratico: cioè l’implementazione degli organici, la velocizzazione dei processi, insomma rendere la giustizia più efficiente».
L’Anm, che la scorsa settimana al Congresso, aveva rilanciato la richiesta di risorse, attende il neoministro sulle linee programmatiche: «Ci sono tante questioni da affrontare, anche sulla scia di quello che ha fatto il precedente governo e delle questioni lasciate in sospeso. Il Pnrr necessita dell’attenzione del ministro. Su tutto questo chiederemo un confronto». I penalisti, che con il ministro condividono le «solide radici liberali», si aspettano «una profonda ed autentica svolta» nella politica giudiziaria italiana.








