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Il Pnrr e l’angoscia della firma. Ecco perché l’abolizione della colpa grave è il male minore | L’analisi di Luigi Balestra

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Il giurista e presidente del Comitato di Indirizzo dell’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia Luigi Balestra è tornato sul tema del conflitto in corso tra Pubblica Amministrazione e Corte dei Conti con un nuovo autorevole intervento dalle colonne del Sole 24 Ore.

“Tra la Corte dei conti e la Pubblica amministrazione si sta ormai da tempo consumando un “conflitto” che genera incomprensioni, malumori e, in non poche occasioni, forti prese di posizione nei confronti di soluzioni adottate dalla magistratura contabile reputate ingiustificatamente intransigenti. L’ultimo episodio in ordine di tempo è quello che ha visto la Corte esercitare, in sede di controllo concomitante, un potere di accertamento – della cui titolarità la Corte è priva – in ordine al mancato raggiungimento, su alcuni progetti, degli obiettivi della milestone europea al 31 marzo 2023; accertamento a cui si è accompagnata l’esortazione dei Ministri coinvolti a perseguire i dirigenti per asserite gravi irregolarità gestionali”.

“Il Governo – spiega Balestra – è andato così in fibrillazione, tenuto conto dell’impatto che un siffatto accertamento potrebbe avere nei rapporti con Bruxelles in vista delle prossime scadenze. Il tutto in un momento in cui ogni sforzo è diretto a realizzare, entro il 30 giugno, 27 obiettivi, di cui 20 milestone e 7 target, onde ottenere il pagamento della quarta rata”.

“Non si scopre nulla di nuovo quando si afferma che l’azione della PA è pervasa da un timore ricorrente, idoneo a pregiudicarne in modo significativo l’efficienza: incappare in una censura in merito all’operato, con l’innesco di pretese risarcitorie a titolo di responsabilità erariale. Di qui, il rischio che l’agire sul piano amministrativo sia improntato a un’eccessiva e deleteria prudenza. La c.d. paura della firma crea sovente angoscia tra i pubblici funzionari e gli amministratori pubblici, cosicché i meccanismi procedimentali da lineari e virtuosi si trasformano in meandri dominati da atteggiamenti poco o per nulla collaborativi”.

“Le cause di questo stato di cose sono plurime. Viene di certo in gioco la complessità di un sistema normativo ormai da tempo difficile da ricostruire e da dominare. Una sorta di ginepraio in cui tutti i protagonisti – funzionari, cittadini e imprese (e, va detto, tanti magistrati illuminati) – avvertono un profondo senso di impotenza”.

“Non possono però sottacersi vicende giudiziarie nell’àmbito delle quali il concetto di colpa grave – elemento costitutivo della responsabilità erariale – è divenuto di fatto evanescente, finendo col coincidere con la colpa semplicemente intesa; o in cui si è entrati nel merito di scelte di natura eminentemente discrezionale, inerenti all’autonomia decisionale dell’organo amministrativo/politico” continua Balestra.

“A nulla vale porre in evidenza che, magari, si tratta di poche e isolate decisioni. Ogni provvedimento, oltre ad incidere – in modo nefasto – direttamente sul patrimonio delle persone sottoposte a giudizio, provoca effetti a cascata, in non poche occasioni devastanti, nella sfera delle molteplici relazioni affettive, economiche e professionali del destinatario. Né può assumere una benché minima valenza giustificativa la circostanza, in qualche occasione adombrata al fine di difendere l’efficienza del sistema giustizia, che un numero elevato di citazioni a giudizio terminano con una sentenza di assoluzione”.

“Si trascura di considerare che il processo, quand’anche abbia esito assolutorio, destabilizza pervicacemente la vita delle persone, ancor più allorché si tratti di funzionari o amministratori che, in ragione del ruolo rivestito, sono conosciuti e apprezzati nella comunità di riferimento”.

“Dignità professionale e credibilità, anche per via di una tendenza sempre più esasperata alla spettacolarizzazione della giustizia, subiscono un’irrimediabile lesione. Non è un caso, allora, se si assiste al susseguirsi di appelli al legislatore, da parte di amministratori e di dirigenti pubblici, affinché vi sia un ripensamento della responsabilità erariale. Un legislatore che, dal canto suo, si mostra sempre più sensibile, e ciò indipendentemente dalla colorazione politica di chi, di volta in volta, incarna l’impegnativo ruolo della maggioranza”.

“La pandemia ha fatto ulteriormente venire i nodi al pettine. Il primo governo Conte, con una misura confermata dal governo Draghi (e di cui l’allora ministro Brunetta ha elogiato l’impatto positivo in occasione di un’audizione in Senato avvenuta nel marzo 2021) ha temporaneamente eliminato la colpa grave”.

“L’illecito erariale, salvo il caso di comportamenti omissivi, è divenuto in tal modo punibile solo in caso di dolo. Il messaggio politico è stato molto chiaro: è necessario agire celermente onde dare un forte impulso alla progettualità e così rendere concreto il processo di rilancio del sistema socioeconomico”.

“In uno scenario di questo genere, e al fine di attivare dei rimedi, siamo chiamati a prendere coscienza della necessità di intervenire, attraverso l’ideazione di percorsi anche sul medio e lungo periodo, su più fronti: formazione dei pubblici funzionari, semplificazione, chiarezza, cooperazione nei processi decisionali, implementazione dei percorsi collaborativi tra Istituzioni”.

“Nel frattempo, considerate le tante urgenze a cui far fronte, nonché i tempi ristretti per realizzare i progetti condensati dal PNRR, l’eliminazione della colpa grave da qui al 2024 potrebbe costituire – giusta un approccio che soppesi costi e benefici – il male minore. Solo così forse potranno assecondarsi realmente quelle esigenze di innovazione e di ammodernamento di cui il Paese ha indifferibilmente bisogno” conclude Balestra.

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