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Il Piano Mattei è la cosa giusta da fare, ma va fatta subito | L’analisi di Stefano Stefanini

Il Piano Mattei – afferma Stefano Stefanini sulla Stampa – è la cosa giusta da fare.

L’importante è farla.

Presto e bene.

Gli africani sono stufi di buone parole, come quelle ascoltate a Roma nei giorni scorsi.

Vogliono vedere fatti.

Il successo o meno del vertice Italia-Africa dipende dai seguiti che il governo Meloni saprà dargli.

La premier gioca su tre campi: italiano, euro-occidentale, africano-internazionale.

Con la concorrenza di pezzi da novanta, Cina e Russia, più altri.

Il Piano Mattei non esce dal cilindro di Palazzo Chigi.

Risponde a un interesse nazionale articolato su tre assi principali: energia, sicurezza, immigrazione.

Giorgia Meloni non è la prima a pensarci.

Farebbe bene a riconoscerlo.

Lo rafforzerebbe.

All’asciutto di gas russo, Mario Draghi in cabina politica e Claudio Descalzi in cabina imprenditoriale avevano immediatamente guardato all’alternativa africana e all’inversione, da Nord a Sud, dei flussi di approvvigionamento europeo.

A monte, l’Italia ha legami, mai interrotti, con il Corno d’Africa dove è stata potenza coloniale e iniziative di cooperazione allo sviluppo di ampio respiro regionale, ad esempio negli anni ‘80.

Purtroppo a singhiozzo: evitiamo oggi di ripetere la discontinuità.

Il Piano Mattei non deve diventare oggetto di un ping pong di politica interna.

Lo scrutinio dell’opposizione è sacrosanto, ma per far riuscire il piano, non per farlo fallire.

Troppo chiedere un sostegno bipartisan?

Dietro il Piano Mattei ci vuole l’intero sistema Italia, pubblico e privato.

E non basta.

Per essere credibile agli africani deve tirarsi dietro molto più dell’Italia.

«L’europeizzazione» è indispensabile per attrarre un ben più ampio volume di risorse e capacità di quante l’Italia possa introdurre da sola.

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