All’inizio dello scoppio della guerra russa in Ucraina, l’Europa aveva come priorità e urgenza la ricerca dell’autosufficienza energetica e dalla sigla di più accordi internazionali possibili. Lo ha ricordato pochi giorni fa l’ex premier Mario Draghi, sottolineando che, dodici mesi dopo, il tentativo di Putin di paralizzare il sistema energetico europeo è fallito.
«Siamo quasi autosufficienti», ha detto Matteo Villa, senior research fellow dell’Ispi, parlando ai microfoni di Class Cnbc. «La domanda europea di gas è calata del 20-25%, anche se una grossa mano ce l’ha data l’inverno mite. Comunque, almeno quel 13-14% di consumi in meno sono dettati da un vero e proprio risparmio».
Il profilo economico della Russia, nel corso dell’anno, invece ha subito dei forti contraccolpi. Nel 2022 i ricavi di oil e gas hanno garantito alla Russia circa un terzo delle entrate del Paese, ha detto Villa, precisando che al picco degli effetti dell’invasione Ucraina, Mosca riusciva a incamerare più del doppio di quello che faceva ogni giorno anteguerra, arrivando addirittura a 1,2 miliardi di euro al giorno.
«Oggi però quella cifra è scesa sotto i 600 milioni di euro al giorno, ma con il Paese che deve fronteggiare anche i costi della guerra ancora in corso. Le nostre previsioni sono di un buco di bilancio nelle casse russe del 6-8% del Pil, un dato molto alto, che andrà colmato in qualche modo o con maggiori tasse con minori servizi; perché», ha spiegato Villa, «alla guerra invece sembra che Putin non voglia rinunciarci».
Difficoltà economiche ci sono state anche per l’Europa, che ha speso circa 750-800 miliardi di euro per far fronte ai prezzi energetici nel 2022, ma il continente ha mostrato capacità di resistenza, trovandosi ora in una situazione non pre-guerra ma sostenibile. «L’anno scorso abbiamo pagato in media 130 euro per megawattora di gas, che vuol dire 6-7 volte ciò che spendevamo prima della crisi».
Cifre alla mano, «adesso viaggiamo sui 50 euro/Mhw, circa 2,5 volte rispetto al pre-guerra. Sicuramente non dobbiamo aspettarci che si torni a quei 130 euro, ma la media di quest’anno sarà più alta dei prezzi attuali, arrivando probabilmente sui 60/70 alla fine dell’anno». Secondo l’esperto, nello scenario attuale, si paga e si pagherà il gas 3 volte di più della crisi, ma è probabile che questo livello vada interpretato anche come quello più sostenibile rispetto ai costi molto bassi offerti dalla Russia. «Quindi o riprendiamo a importare dall’unico nostro enorme fornitore pre guerra, oppure ci adeguiamo a un mondo in cui il gas costa un po’ di più e forse la transizione energetica è un po’ più veloce».








