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Il palazzo del potere dal volto umano e la piazza da riconquistare. Le sfide diverse di Meloni e Schlein | L’analisi di Roberto Grandi

La novità nel panorama politico italiano è la doppia premiership al femminile: da un lato Giorgia Meloni, dall’altro Elly Schlein. Presidente del Consiglio vs. segretaria del primo partito di opposizione. Ricerca di posizionamenti credibili da parte di entrambe attraverso le proposte politiche e il modo di comunicarle. Politica, leadership e comunicazione, un intreccio inscindibile. Ciò che le accomuna rispetto alle diete social precedenti che pasteggiavano soprattutto a twitter è la scelta del video come medium privilegiato che permette di dire, anche con tempi dilatati, ciò che si pensa, guardando direttamente negli occhi gli interlocutori, mettendoci la faccia e il cuore.  

Giorgia Meloni ha postato fino a poco fa su you tube i suoi Appunti di Giorgia, che partivano sempre dalla necessità di narrare agli italiani il racconto del tanto che il governo stava facendo.

Elly Schlein privilegia le dirette su Instagram che la mostrano protagonista anche nelle occasioni in cui prende la parola sia in Parlamento sia soprattutto fuori dai palazzi della politica, insieme ai suoi principali interlocutori.

Nelle ultime settimane è apparsa evidente la volontà delle due politiche di puntualizzare alcuni tratti caratterizzanti lo stile (che in politica è sostanza) delle rispettive premiership.

Elly Schlein, reduce da primarie che l’avevano fatta percepire spostata troppo a sinistra, motivando anche l’addio al Pd da parte di chi la giudica estremista, sta portando avanti una campagna di comunicazione che vede la sua presenza costante sulle piazze e sul territorio bilanciata da occasioni in cui esprime un modo nuovo di intendere la politica come impegno personale. Le tappe sono state l’intervista a Stasera c’è Cattelan su Rai2 con il duetto in cui suona il pianoforte (che rimanda a Bill Clinton quando nella campagna elettorale del 1992 per affermare una immagine giovanilista ha suonato il sax a Mtv) la presenza a Che tempo che fa con Fabio Fazio  e l’intervista uscita su Vogue il 25 Aprile.

Una lunga intervista (22.000 caratteri) a 360 gradi che pochi hanno letto e che sarà ricordata per le brevi battute alla domanda sul power dressing: “A volte sono anticonvenzionale, altre volte più formale. In generale dico sì ai colori e ai consigli di un’armocromista, Enrica Chicchio”.

La logica dei media, prevedibile e da tenere in considerazione da chi ha cariche politiche, ha ignorato ciò che Schlein ha affermato sul modo nuovo, per il nostro paese, di intendere  l’impegno personale in politica e la necessità di “tenere insieme la giustizia sociale e la giustizia climatica, passando per la dignità del lavoro, contro lo sfruttamento e il precariato e per l’uguaglianza nei diritti, nelle opportunità di partenza” a favore di una attenzione spasmodica, spesso ironica, talvolta banale alla consulenza sull’armocromotismo, enfatizzata, a mio avviso, da quanto dichiarato da Enrica Chicchio nelle interviste rilasciate sulla sua professione, le sue tariffe, la potenza dell’armocromia. Un effetto boomerang, non certo per Chicchio, che ha indebolito l’efficacia comunicativa di questa prima intervista della segretaria del Pd, che aveva scelto, non a caso, una testata non convenzionale per chi fa politica.

Giorgia Meloni, di fronte anche a uscite non sempre efficaci e condivisibili dei vari Lollobrigida, Crosetto, La Russa ha calibrato la sua comunicazione, da una lato, su una credibile legittimazione internazionale e, dall’altro, sulla affermazione della sua premiership come quella di una donna (sola) al comando che si rivolge direttamente e senza mediazione agli italiani (e alle italiane). Oltre agli Appunti di Giorgia il cui formato sarà rivisto, l’intervista da Bruno Vespa a Cinque minuti, la lettera al Corriere della Sera il 25 Aprile e il lungo (3’33”) piano sequenza (con tre interruzioni) in cui ci accompagna nelle stanze di Palazzo Chigi, le prime più monumentali, le successive con i segni del lavoro che lì viene portato avanti.

Tradizionalmente sono gli storici dell’arte che illustrano con una passeggiata nei palazzi storici la preziosità degli arredi, gli stucchi, gli affreschi su cui si soffermano le telecamere. In questo caso avviene l’opposto: la telecamera è tutta sull’incedere deciso di chi sa dove condurti e le pareti fanno solo da sfondo in questo video che apre con le parole:  “Nel giorno della festa dei lavoratori, il governo sceglie di lavorare”. E poi una lunga sequenza, a tratti ipnotica, di dati, provvedimenti e asserzioni, di cui si dichiara fiera,  ritmati da pause e immediate riprese, accompagnate da un gesticolare delle mani continuo in sintonia col ritmo dell’incedere della narrazione.

Nonostante la lunghezza, eccessiva, e una recitazione da affinare per creare un maggiore effetto di realtà e spontaneità è stata una cavalcata solitaria che ha umanizzato il palazzo del potere fino alle sequenze finali, a mio avviso le più significative del modo di intendere la leadership, in cui con a fianco la bandiera italiana e quella europea augura “Buon Primo Maggio a tutti” e aggiunge “E adesso al lavoro”. Apre una porta e si vedono i partecipanti al Consiglio dei Ministri ai loro posti ordinati, composti e evidentemente in attesa di potere iniziare. Meloni entra, si siede e suona con decisone la campanella collocata sul tavolo a fianco del suo posto e volgendosi indietro verso la telecamera ci lascia con lo sguardo malizioso e complice di chi ci dice che sa come gestire la “classe”.

Da un lato Elly Schlein impegnata nella ricerca e comunicazione di uno stile di leadership che coniughi la presenza dentro e fuori dai palazzi della politica con un modo nuovo di intendere l’impegno politico personale; dall’altro Giorgia Meloni che vuole rafforzare e comunicare uno stile di leadership incentrato sulla sua persona e sul rapporto diretto senza mediazioni con gli italiani.

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