Al di là dell’imprevedibilità dell’esito finale, condizionato da eventi che cambiano repentinamente, il conflitto Mosca-Kiev delinea sin d’ora due certezze: la nascita di nuovi poli di potere, uno dei quali la Cina, e un Occidente forse profondamente diverso da quello del 1945. Vladimir Putin tenta invece la carta del Russkij mir, il mondo russo, la costruzione ideologica alla base del suo potere.
Lo sostiene Andrea Graziosi, docente di storia contemporanea all’ateneo Federico II di Napoli, uno dei maggiori esperti di storia sovietica e russa moderna e contemporanea, insignito nel 2005 dell’ordine di Jaroslav il Saggio, importante onoreficenza ucraina. Le sue, premette, sono osservazioni che possono non passare il vaglio degli accadimenti, “perché lo scenario in cui i russi catturano Zelenskij, per esempio, ovviamente cambierebbe tutto”, ma in linea generale forniscono un quadro in cui orientarsi. Era poco prevedibile l’aggressione russa, come è sembrato dalle reazioni di stupore nelle prime ore, è la questione da cui si parte per tentare di guardare in filigrana quello che accade e quello che lo ha preceduto.
Invasione prevedibile
“Io direi di no”, è la risposta di Graziosi. “Putin diceva da tempo apertamente che la ‘questione ucraina esisteva’ e c’era già stato nel 2014 un tentativo di risolverla secondo il suo punto di vista, usando la forza. Poi negli ultimi mesi, oltre i suoi discorsi, manovre che preparavano l’aggressione sono state rese pubbliche anche dai media. Tanti hanno però preferito non sentire. La vera domanda non è tanto dunque se era prevedibile, ma perché in molti, anche persone perbene, hanno scelto di non vedere e non sentire, di non prendere sul serio le parole dette e le cose fatte. E questo riguarda più noi che non la Russia”.
Putin ha coccolato i sovranisti
Per lo studioso, si è innescato un complesso concorso di “molta ignoranza, molta superficialità, qualche interesse ma anche di desiderio di non capire, perché l’idea che ci potesse essere una nuova guerra in Europa, malgrado ce ne fossero state negli anni ’90 anni di terribili nella ex-Jugoslavia, non coincideva con il discorso che ci siamo costruiti a partire dal 1991. Tutti o quasi hanno creduto la stessa cosa, e cioé che ormai ci sarebbe stata sempre più democrazia, sempre più diritti, un miglioramento continuo, quello che è anche il discorso europeo corrente”.
In questo quadro, “la guerra è un discorso stridente rispetto al ‘ bello e buono'”, ma “sicuramente ha contato anche un interesse non solo e sempre malvagio e che va declinato non solo dal punto di vista personale di imprese o governanti ma anche da quello generale della comodità di tanti legato alla questione del gas e dell’energia. Faccio un esempio: nei sette anni successivi al 2014, in Italia ma anche in molti paesi europei, la quantità di gas e di energia importata dalla Russia è raddoppiata, sotto tutti i governi.
E’ chiaro che Putin ha coccolato forze sovraniste, perché nel discorso putiniano l’idea di una Europa forte e per più legata agli Stati Uniti è sicuramente contraria agli interessi della sua Russia. Putin si è quindi sforzato in tutti i modi di appoggiare le forze isolazioniste e sovraniste. Resta però il fatto che tutti i governi hanno raddoppiato la dipendenza”.
Graziosi ritiene dunque che in questo atteggiamento il ruolo maggiore lo abbia giocato “questo buonismo comune che rendeva difficile vedere quello che accadeva”, mentre il desiderio generale era di ritenere la costruzione della pace e della democrazia esportabile a tutti.
I perché della guerra
“Il discorso dell’Unione europea era che nel 21esimo secolo quello che era successo nel 20esimo o nel 19esimo era impensabile”, sintetizza. Anche in America il campanello d’allarme è squillato solo negli ultimi mesi: “La linea di Trump non è stata ostile alla Russia e nemmeno quella di Obama, e la presidenza Biden era iniziata come anticinese. Ora la questione russa gli ha creato un imbarazzo”.
In questo quadro, “uno dei più “brillanti” risultati di Putin è che ora “i tedeschi pensano a un riarmo e persino noi apriamo gli occhi rispetto un sogno europeo per cui l’esercito serve alle operazioni come Strade sicure e alle vecchiette. Anche l’idea per cui i diritti economici e sociali sono solo e sempre in allargamento e le crisi sono passeggere si è molto indebolita. Sentire uno che ti riporta alla realtà e ti dice che le cose non vanno sempre bene, che possono anche andare molto male era sgradevole”.
L’ideologia russa
Dunque questa guerra è solo per ridefinire assetti geo-energetici globali o serve anche a riaffermare un ‘primato’ russo, in una epoca in cui in molte nazioni europee tornano popolari sentimenti sovranisti? “Sottolineerei che ha un motivo ideologico forte”, dice Graziosi. “L’assetto geotermico è secondario rispetto alla costruzione di una nuova Russia – aggiunge – è un discorso complesso. La cosa cui non guardavano i più ma che era visibile a chiunque studiasse, e che è interessante e terribile, è che già dalla fine degli anni ’90 e sicuramente dalla seconda guerra cecena del 1999-2009, si è sviluppata in Russia una ideologia nuova fatta di pezzi diversi, come tutte le ideologie nuove, un misto originale mi viene da dire”.
“Fino alla fine anni ’90, nei telegiornali russi c’era la politica interna, poi le informazioni su quello che loro chiamavano l’estero vicino, che erano i paesi ex sovietici, e poi c’era la politica estera – esemplifica – dal 2002/3 l’estero vicino ha iniziato a essere chiamato Russkij mir, mondo russo. Ma cosa è? E’ qualcosa costruita con pezzi importanti della religione ortodossa, pezzi legati alla tradizione militare sovietica e persino allo stalinismo. E’ una sfera geografica a base slava, non solo etnicamente russa. Un mondo russo che ha radici storiche e spirituali a Kiev e un centro di comando a Mosca, diverso profondamente da quello occidentale perché legato a valori tradizionalisti e maschilisti, che afferma autorità e nella tradizione.
Putin pericoloso dal 2007
Un mondo diverso quindi dall’Occidente corrotto evocato dal discorso del patriarca Kirill. ‘Noi siamo diversi, loro sono corrotti, noi ci dobbiamo difendere creando un nostro mondo con una democrazia guidata con un leader autorevole’, e’ il discorso molto logico e molto aggressivo di Putin”. Che ritiene il suo “sia un mondo che tutti in questa sfera slava fatta da Russia, Bielorussia e Ucraina desiderano. Invece, come si e’ visto, gli ucraini non lo vogliono.
L’idea allora e’ che si possa e si debba usare la forza per questo progetto trasformativo di creare un mondo che serva da modello, con una radice messianica che nella cultura russa e’ molto forte”. Un progetto trasformativo e’, ripete Graziosi,” aggressivo per definizione, e lo si e’ visto da quanto Putin ha detto e ridetto, in crescendo. Io direi che la prima uscita formale e’ stata a Monaco nel 2007 poi seguita dall’invasione della Georgia”.
Ma qual e’ il nemico, la Nato, l’Occidente? “Putin vuole cambiare l’assetto usando la forza. Se uno ha progetto, l’idea della Russia unica e indivisibile, che pero’ non e’ solo la Russia ma il mondo russo, e’ chiaro che il problema non e’ la Nato – rileva Graziosi – la Nato e’ una scusa. Se ho paura della Nato, non faccio una guerra, sto buono. Se la faccio, e’ perche’ la disprezzo e posso quindi agire come e’ successo in Georgia o in Siri, perche’ l’Occidente e’ una tigre di carta, o un impero di bugie, come ha dichiarato.
Tutto questo nasce, insisto, dal disprezzo non dalla paura, ne’ della Nato ne’ dell’Occidente”, disprezzo che “davanti alla resistenza ucraina e a una risposta forte dei paesi europei e degli Stati Uniti diventa anche rabbia. Perche’ se e’ un discorso ideologico, una missione, non vederla realizzata dopo aver fatto i conti che si poteva fare e’ un problema grave”.
Mosca senza la Cina non regge
Qual e’ la possibilita’ che la situazione si risolva in breve tempo e con una mediazione? “Malgrado i sogni di Putin, la russia e’ economicamente debole. La sua economia vale poco, e se non ci fossero le materie prime sarebbe nei guai. Ha bisogno come il pane dell’appoggio cinese. E torniamo alla questione vera di Obama, Trump e Biden, cioe’ la politica anticinese. Io penso che occorra riconoscere alla Cina un suo ruolo di grande potenza, va fatto perche’ ormai la Cina e’ oggettivamente una superpotenza e non solo economica. Spero questo errore sia superato. E Mosca, senza l’appoggio cinese non regge”.
Le dichiarazioni cinesi “che sembrano superare ambiguita’ e indicano un certo di malumore verso i russi”, il fatto che gli ucraini stiano resistendo per davvero e che dopo 20 giorni tre ministri europei siano arrivati a Kiev, “un fatto enorme, che indica che non e’ accerchiata, e se c’e’ un corridoio dove passano tre ministri, passano anche le armi”, le reazioni occidentali e una crisi economica interna forte, “mi fanno pensare che Putin sia in una difficolta’ ancora maggiore di quella che mi sembrava evidente”.
L’Ucraina con il suo coraggio si salverà
“La fantastica resistenza ucraina mi induce a pensare che salveranno una statualita’ ; quanto grande e libera sara’ la statualita’ dipende da quanto resisteranno ancora – ribadisce Graziosi – la questione che si pone ora, mi sembra, ma e’ solo una ipotesi, e’ piuttosto quanto possa mettere sul piatto della vittoria Putin per non essere cacciato. Perche’ si sa che i dittatori se vincono restano, ma se perdono non restano. Dunque ha un disperato bisogno di portare a casa qualcosa.
Da un lato c’e’ quanto l’Ucraina riesce ad essere grande e indipendente, dall’altro Putin che ha bisogno di territori. La soluzione la determina la capacita’ di resistenza dell’Ucraina, la decisione cinese sul sostegno ai russi siamo un po’ appesi”. Il riconoscimento della Cina come potenza mondiale dopo questa guerra “potrebbe prefigurare non la novita’ ma la presa d’atto di una cosa gia’ successa, e l’Occidente non e’ piu’ in grado di reggere piu’ il mondo da solo perche’ se vuoi reggere il mondo devi parlare non solo con la Cina ma in primo luogo con la Cina”.
Ma intendiamo ancora Occidente come insieme di Europa e America? “Lo faccio perche’ lo fanno tutti, ma in realta’ non va bene – spiega – di Occidente ce ne sono stati tanti, a partire dai Greci con i Persiani. Ma l’Occidente del ’45, fatto di Usa e Europa occidentale, non c’e’ piu’, anche perche’ l’America non e’ piu’ fatta e abitata da ex europei, come 40 o 50 anni fa. Andiamo verso un mondo multipolare. Ci sono grandi centri potere che si vanno delineando. Uno possibile e’ l’Europa; non e’ detto che ci riesca ma e’ uno possibile anche perche’ e’ piu’ coesa senza l’Inghilterra. Mentre uno che non credo possibile e’ la Russia, che e’ troppo piccola demograficamente, economicamente e culturalmente.
Il tentativo disperato del Russkji mir
Dietro il Russkij mir c’era anche questo tentativo disperato di rinascere come centro mondiale. Ma se nasce l’Europa e c’e’ la Cina, la Russia non esiste rispetto a nessuno dei due. C’e’ l’India, se l’India regge perche’ e’ una federazione di parti anche molto diverse,e ci sara’ presto l’Africa nera, il grande continente del futuro con cui dovremmo assolutamente parlare”.
E’ bene che “intorno a valori comuni rispetto una aggressione, diversi paesi si siano messi insieme e ci sia una specie di indian summer dell’Occidente del ’45. Piu’ dura, meglio e’. Ma sicuramente per l’Europa c’e’ un problema di ripensarsi. E’ a suo modo comprensibile, anche se triste, che Londra abbia deciso di andarsene, perche’ era ruota scorta di Berlino e Parigi, tuttavia questo ha reso blocco europeo forse piu’ coeso. L’Occidente ha bisogno di una reinvenzione perche’ nonostante questa indian summer cosi’ non funziona piu'”.
Putin pagherà un prezzo
A questo punto della guerra, al netto di crolli drammatici delle prossime ore, “una Ucraina indipendente e’ probabile, e se la situazione diventa per la Russia piu’ difficile, militarmente per la resistenza e politicamente per volere della Cina, potrebbe essere una Ucraina abbastanza grande”. L’Unione europea, che pure “da una parte e’ qualcosa di debole”, costituisce per lo ‘zar’ un problema maggiore della Nato, perche’ “ha una struttura legale e normativa molto forte. Quando arriva in un posto, quel posto deve cambiare le leggi, stabilizzare la liberaldemocrazia.
L’Ucraina nuova che nascera’ non sara’ probabilmente nella Nato, ma sara’ una Ucraina molto integrata nell’Ue e questo fa piu’ paura a Putin perche’ rispetto al Russkij mir dove ci vuole il comando di un uomo solo e il gay pride e’ un male, a ad una Nato che capisce perche’ incarna la forza, il modello europeo dei diritti e’ molto destabilizzante”. Putin credeva in una guerra lampo? “Ci credeva, lo testimonia l’editoriale della vittoria pubblicato due giorni dopo l’inizio del conflitto su Ria Novosti e subito ritirato. Esso testimonia anche dell’ideologia che c’e’ dietro Putin e come lui si aspettasse che gli ucraini facessero parte della ‘civilizzazione russa’ e non del corrotto mondo occidentale”.
Se non riesce a portare a casa niente, “il conto gli verra’ portato in qualche modo ed e’ molto alto. Glielo presenteranno le strutture dello stato russo, come e’ normale che sia. Deve ottenere qualcosa almeno in apparenza, come e’ accaduto nel 2014 quando e’ stato sconfitto sia ad Odessa che a Kharkiv ma ha portato la Crimea a casa.
Allora e’ sembrato vittorioso, ma non ai suoi occhi, e per questo ha voluto riprovare. Kiev e’ fondamentale perche’ e’ la patria spirituale del Russkij mir, ma non e’ detto a questo punto riesca a ottenerla, e vuole quindi la costa del mar Nero, con Odessa e fino al Donbas. Certo non si puo’ arrendere, deve sfondare a Mikolaiv, far muovere le truppe ammassate e prendere Odessa da Est e da Ovest. E il tempo che ci sta impiegando non gioca a suo favore”.








