Il confronto tra Elly Schlein e Stefano Bonaccini per la segreteria del Pd è stato descritto come un confronto tra due modi diversi di fare politica più che tra diversi contenuti politici, anche perché le differenze proposte dai due erano su aspetti marginali, sapendo che alla fine si sarebbe dovuta necessariamente raggiungere quella che retoricamente è definita una sintesi unitaria.
In realtà i due aspiranti alla segreteria incarnano due tipologie di leadership che fanno riferimento a biografie personali e politiche piuttosto diverse.
L’attenzione dei media si sofferma su questo aspetto perché le preferenze politiche degli elettori monitorate dai sondaggi h.24 sono guidate, soprattutto, dalle performance dei leader politici. Non a caso l’apparizione di una nuova leader ha innalzato immediatamente l’attrattività del partito di cui è segretaria.
Un aspetto che è stato poco approfondito è l’idea di partito che i due candidati alla segreteria avevano e hanno. Un aspetto non irrilevante per chi si candida alla segreteria e che probabilmente ha influito sul diverso esito delle votazioni tra gli iscritti e i non iscritti al partito.
In prima approssimazione si potrebbe sostenere che Schlein e Bonaccini incarnano due diverse forme di organizzazione politica: la forma movimento e la forma partito, anche se quest’ultima si colloca in una nebulosa di senso per le modifiche del contesto, non solo politico, degli ultimi 25 anni.
Il partito caratterizzato da forme di democrazia e comunicazione interna a due vie, la selezione del personale politico dirigente a partire dalla militanza di base, il radicamento sul territorio, la capacità di ascoltare la società civile, l’essere in grado di rappresentare precisi classi o ceti e di essere garantito dal voto di appartenenza in Italia si è sgretolato a metà degli anni Novanta.
Il Partito Democratico nasce nel 2007 anche come risposta alla crisi dei partiti con l’intenzione di innovare la politica e la cultura politica italiana di fonte alla modernizzazione, definendo in che modo e fino a che punto tenere conto dei valori e della storia dei partiti e delle correnti di pensiero che lo promuovevano. Una forma-partito a tendenza maggioritaria per governare un sistema bipolare in grado di innovare il processo di selezione della classe politica per le diverse cariche attraverso le primarie e con un saldo radicamento nei territori.
Questo modello di partito si è confrontato in poco tempo con una realtà ben diversa: la gestione interna in mano alle correnti, un processo selettivo per cooptazione che premiava più la fedeltà alla corrente che la militanza, l’affievolirsi del dibattito interno in grado di creare cultura politica, l’incapacità di ascoltare e filtrare le richieste della società civile, la propensione più a gestire il potere che a rappresentare ceti specifici in un contesto in cui prevale il voto d’opinione, cresce l’importanza del ruolo del leader politico, aumenta la frammentazione della comunicazione attraverso i social media e la concorrenza di forze politiche che utilizzano la digitalizzazione per innovare i processi decisionali e la selezione interna del personale politico.
Il Partito Democratico attuale ha non solo perduto anno dopo anno iscritti, ma si presenta come una attualizzazione all’oggi non riuscita di una forma del secolo scorso. A fatica, là dove ha ancora una presenza significativa, presidia il territorio e svolge una funzione di rappresentanza locale che si manifesta nelle elezioni amministrative. Questa forma partito è quella che più si adatta alla biografia politica di Bonaccini e alla sua volontà di riattualizzarla in una logica decentrata di riallocazione della decisionalità spostata maggiormente a livello dei territori e degli amministratori locali. Non a caso gli iscritti hanno optato in maggioranza per questa proposta.
Ellie Schlein ha una biografia e una cultura politica che apprezza l’importanza di un agire politico in grado di porsi anche con una logica di movimento. Una struttura organizzativa leggera e intermittente ad alta densità comunicativa in funzione delle necessità di mobilitazione, una leadership forte in cui il movimento si riconosca, l’individuazione di temi o single issue movement su cui progettare mobilitazioni che si succedono con regolarità nel tempo, un attivismo politico non necessariamente costante ma che si attiva quando individua temi specifici che sente propri o in occasione di elezioni. Non a caso queste primarie sono state ritenute dai non iscritti una occasione importante di mobilitazione.
Da un lato il militante che fa vita di partito, dall’altro l’attivista che si mobilita a intermittenza.
Se, in maniera schematica, queste erano sottotraccia le due forme politiche che si contrapponevano alle primarie, ora con la vittoria di Schlein assistiamo all’innesto della forma movimento nella residuale forma partito.
La sperimentazione è già iniziata accentuando, in queste settimane, alcuni aspetti più movimentisti. Tra questi l’individuazione di alcuni temi identitari e chiaramente oppositivi al centrodestra su cui fare convergere altre forze politiche o sindacali con mobilitazioni anche di piazza e la costruzione di una leadership forte, legittimata anche oltre i confini nazionali in diretta e speculare opposizione a Giorgia Meloni per egemonizzare l’opposizione politica del paese.
Una pratica movimentista in oggettiva concorrenza a quella di Giuseppe Conte che per acquisire spazio politico deve continuamente alzare il tiro della sua modalità di opposizione. Rispetto a Conte, Schlein ha un partito che può garantirle continuità di presenza politica tra una mobilitazione e l’altra e un radicamento territoriale a macchia di leopardo che la garantisce a livello locale. Un partito che dovrà però conquistare con grande cura e sensibilità nei confronti dei militanti diffidenti nei suoi confronti
Se e come l’innesto di una logica movimentista in una forma partito sarà in grado di costruire un soggetto politico capace di intercettare le istanze della società civile e di proporsi in maniera credibile centrale in una coalizione vincente è ciò che ci svelerà il futuro.








