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Il mondo del lavoro: “Ecco le nostro proposte al governo Conte. Ascoltateci”

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”Conte ha chiesto proposte concrete e non proclami”. E il presidente designato di Confindustria, Carlo Bonomi ha preso in parola il Presidente del Consiglio lanciando alcune considerazioni. “Lo Stato non deve fare nulla. Ora il Governo ci ascolti”. Gli industriali chiedono al Governo di fare tre mosse. La prima è il taglio dell’Irap, già in occasione dell’acconto di giugno. Per le imprese vale 9 miliardi. Poi pagare i debiti che la Pubblica Amministrazione ha con le imprese, e sboccare i cantieri per le opere pubbliche già finanziate. Confindustria chiede così al Governo di cambiare completamente strategia: il presidente di Assolombarda, che il 20 maggio verrà eletto dall’assemblea degli industriali nuovo presidente di Confindustria, ha delineato i contenuti del confronto con il Governo intervistato nei giorni scorsi nel programma ‘Piazza Pulita’ su La7. “Le risorse economiche promesse non sono arrivate e l’effetto sull’economia è inesistente. Tagliare subito l’Irap è doveroso. Serve un intervento immediato e diretto piuttosto che interventi a pioggia che non servono a niente. La ‘fase due’ è partita “male, molto male, ma lo sapevamo, purtroppo, da cinque settimane chiedevamo un metodo ma non ci hanno ascoltato – dice Bonomi – le imprese hanno aperto assumendosi tutta la responsabilità. Dovevano dare una risposta alla disperazione”degli imprenditori ed alla angoscia dei lavoratori”. Sulle misure già messe in campo per sostenere le imprese: “Non arrivano, non hanno i loro effetti”.

Fanno eco a Bonomi anche i responsabili regionali. Il leader degli industriali del Lazio, Filippo Tortoriello, rilancia l’allarme rilevando “una netta contraddizione tra le dichiarazioni roboanti del Governo e i risultati effettivamente raggiunti”, perché le misure per far fronte con il credito all’emergenza liquidità sono “inefficaci”: ora, avverte il presidente di Unindustria confermano la strada indicata al Governo da Bonomi, “c’è bisogno subito di dedicarsi concretamente al rilancio dell’economia e al sostegno delle imprese, mettendo in cantiere la fase 3 che preveda: eliminazione dell’Irap, pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese e un grande Piano infrastrutturale per il nostro Paese”.

Il taglio dell’Irap “sarebbe un segnale di attenzione alle aziende”, dice anche il presidente di Confindustria Emilia, Valter Caiumi. Mentre Confartigianato calcola che il calo dei ricavi per le piccole aziende è già di 45,6 miliardi: chiede al Governo “un sistema proporzionale, e non con un importo fisso, per il ristoro delle perdite di fatturato”.

Secondo il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, “per velocizzare i prestiti garantiti dallo Stato, il Governo deve sospendere le norme sull’erogazione dei crediti in vigore fino all’emergenza Covid” perché con il decreto liquidità sono state sovrapposte varie norme e questa sovrapposizione ha generato caos, con molta burocrazia.

Confartigianato chiede con forza al Governo di riaprire le attività ancora sospese del mondo artigiano delle piccole imprese; di procedere attraverso un sistema proporzionale, e non con un importo fisso, per il ristoro delle perdite di fatturato e di calcolare il crollo dei ricavi usando la fatturazione elettronica. I dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato, aggiornati ad aprile, rilevano che le piccole imprese hanno denunciato un calo di fatturato del 71%, pari a 45,6 miliardi di perdite. “Sul fronte degli ammortizzatori sociali – spiega il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti – chiediamo un’adeguata dotazione di risorse, di almeno 1 miliardo, per finanziare il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’artigianato che ad oggi ha erogato più di 100 milioni. Sul piano fiscale, invece, è necessario posticipare le scadenze fiscali da giugno a settembre, con una rateizzazione a 12 mesi, aumentare la percentuale di perdita e introdurre il “carry back” perché lo Stato non trattenga liquidita’ utile alle imprese – conclude Merletti – anche il carico della burocrazia sta rallentando ulteriormente le possibilità di ripresa delle nostre aziende: per questo crediamo sia fondamentale sospendere il codice degli appalti, adottando come riferimento generale il modello “Ponte Morandi”, e assegnare gli appalti in forma diretta con la modalità a chilometro zero per i lavori pubblici fino a 150.000 euro”.

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