Nella forma mentis transattiva, tipica di Donald Trump, il Presidente ha lasciato balenare uno scambio, un ‘deal’: ha detto che l’Ucraina è ricca di terre rare, e le darebbe all’America per pagare gli aiuti militari ricevuti. In cambio, quella martoriata nazione riceverebbe qualche nebulosa garanzia sulla sicurezza.
Queste famose terre rare (un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica, precisamente scandio, ittrio e i lantanoidi) sono essenziali in varie applicazioni, dagli smartphone ai computer, dai magneti permanenti alle fibre ottiche e Led, dai motori delle auto elettriche alle turbine eoliche, dalle batterie ricaricabili a jet, missili, satelliti, dispositivi di visione notturna e radar avanzati, dalla risonanza magnetica ai laser chirurgici…
E gli Usa, come altri Paesi avanzati, temono che la Cina – il maggior produttore e raffinatore – possa restringerne l’export e usarlo come arma non convenzionale. Trump era convinto (dichiarazione del 3 febbraio) che “l’Ucraina ha molte e preziose terre rare”. E l’11 febbraio: “Ho detto agli ucraini che voglio l’equivalente di 500 miliardi di dollari in terre rare”.
Il problema è che l’Ucraina non produce significative quantità di terre rare (si può consultare il sito dell’agenzia “United States Geological Survey” ma bisogna affrettarsi, prima che Elon Musk licenzi tutti o quasi …). Insomma, come ha scritto su Bloomberg Javier Blas, un analista di energia e minerali, quel che l’Ucraina ha è ‘terra bruciata’, non ‘terre rare’.
E non è la prima volta, continua, che gli Usa hanno fatto strame della geologia in zone di guerra: “Nel 2010, Washington affermò di aver scoperto mille miliardi di dollari di risorse minerarie non sfruttate in Afghanistan, inclusi minerali cruciali per le batterie per auto, come il litio. Il Pentagono arrivò al punto di dire che l’Afghanistan poteva diventare ‘l’Arabia Saudita del litio’”.
Il valore totale della produzione mondiale di terre rare è di circa 15 miliardi di dollari all’anno. Anche supponendo che, con qualche bacchetta magica (indispensabile), l’Ucraina potesse produrre il 20% della quantità di terre rare annualmente estratte nel mondo, ci vorrebbero 150 e più anni per raggiungere i 500 miliardi di dollari citati da Trump.
È vero, un pamphlet dello scorso dicembre, prodotto dal «NATO Energy Security Centre of Excellence» (basato in Lituania, ma che in verità è fuori dalla ‘catena di comando’ della NATO), ha conclusioni perentorie: “L’Ucraina emerge come un potenziale produttore chiave di terre rare, come titanio, litio, berillio, manganese, gallio, uranio…”. Chiunque abbia un’infarinatura della tavola periodica, sa che nessuno di quei minerali sono terre rare.
Chissà, forse è questo il documento che è arrivato sulla scrivania di Trump (anche se poi lui ci ha messo del suo con i 500 miliardi). Una politica estera basata sul ‘copia e incolla’ è sconcertante…
Adesso, secondo le ultime dichiarazioni, nelle trattative Usa-Ucraina l’enfasi sulle terre rare pare abbandonata, e i 500 miliardi pure… Ma la vicenda è indicativa di come funziona l’apprendista stregone della Casa Bianca.








