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Il Governo teme la stretta del credito e gli effetti sui mutui | Lo scenario

Una “stretta del credito” causata dall’aumento repentino dei tassi e da altre misure e norme europee, secondo il governo italiano potrebbe causare danni all’economia, fortemente dipendente dal canale bancario. Un rischio che il comparto, seppure preoccupato per l’azione troppo repentina della Bce, ha fino a ora sempre ridimensionato, rimandando più che altro a un problema sul lato della domanda, ad esempio per spiegare il calo degli impieghi che a maggio ha superato l’1%. Ad esprimere il timore del credit crunch è stato il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti in un faccia a faccia con i vertici delle principali banche durante il comitato esecutivo dell’Abi.

I rapporti del leader leghista con il settore sono buoni: giorni fa ha escluso le ipotesi di tassare gli extra profitti degli istituti di credito anche se ha chiesto (come peraltro la Banca centrale europea) di adeguare verso l’alto i tassi sulla raccolta e non solo sui prestiti. Un andamento cui l’Associazione bancaria italiana ha risposto sciorinando gli ultimi dati che indicano una crescita dei rendimenti sui depositi a tempo e le obbligazioni.

La visita di Giorgetti nei saloni di Palazzo Altieri, sede dell’associazione, è durata più di un’ora e mezza e ha preceduto la sua partecipazione all’assemblea Abi il 5 luglio prossimo. Occasione alla quale prende parte anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Questi ha più volte auspicato, sebbene in minoranza all’interno del consiglio Bce, di soppesare in egual misura non solo i rischi dell’inflazione ma di una stretta monetaria troppo elevata con conseguenze sull’economia.

Giorgetti, intercettato dai cronisti all’uscita della riunione, è andato un po’ più in là: «c’è un problema di un pericolo concreto di stretta creditizia in base anche a tutto quello che arriva dal regolatore da sopra e quello che accadrà fino a giugno». Il ministro ha quindi chiesto la collaborazione del comparto: in termini generali per «aiutare in questa fase di incertezza e di transizione l’economia italiana e soprattutto l’economia reale». Quindi ha auspicato la “collaborazione” su temi specifici e di larga comprensione: l’aumento delle rate dei mutui variabili. Un punto che l’Abi e le banche hanno accolto sottolineando tuttavia le dimensioni limitate del fenomeno visto che la gran parte dei finanziamenti è a tasso fisso oppure con un tetto (“cap”) come ha anche detto, parlando del suo gruppo, l’Ad di Bnl, Elena Goitini.

«In cambio l’esecutivo ha teso la mano per le richieste e le negoziazioni a Bruxelles e a Francoforte, dove oramai da diversi anni si concentrano sia la vigilanza bancaria sia la produzione normativa. Giorgetti si è impegnato, nelle sedi europee, ad appoggiare le ragionevoli richieste» delle banche italiane visto che «la nostra economia e anche il nostro sistema di credito ha delle caratteristiche peculiari». E però il responsabile del dicastero, che con Bruxelles ha vari cantieri aperti (Mes, Pnrr, Patto di Stabilità e Ita per citare solo i maggiori) ammette che nella parte europea «il negoziato è molto complesso e su più tavoli. C’è anche tutta questa materia di carattere bancario finanziario che magari è meno conosciuta, ma in cui il negoziato è particolarmente serrato» ha aggiunto.

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