Il richiamo arrivato da Palazzo Chigi è stato perentorio.
Gli emendamenti al decreto energia all’esame delle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera per la proroga delle concessioni idroelettriche non potranno essere sostenuti dal Governo perché contrastano con gli impegni assunti nel Pnrr e mettono a rischio l’erogazione della quinta rata.
Il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto lo ha detto (e scritto) esplicitamente tant’è che la maggioranza ha ritirato le proposte di modifica.
Fitto è stato chiaro, riporta il “Sole 24 Ore”, mettere in discussione la messa a gara delle concessioni rischia di bloccare o ridurre l’erogazione e l’importo della quinta rata che vale oltre 10 mld.
Di qui il ritiro anche degli emendamenti che puntavano a reintrodurre il doppio binario per le concessioni idroelettriche: a fianco dell’iter per le gare, previste come milestone del Pnrr, era stata introdotta la possibilità di riassegnare all’operatore uscente la concessione a fronte di impegni per consistenti nuovi investimenti.
Improbabile, però, ottenere un via libera della Ue su questa norma senza prima negoziare la modifica della previsione del Pnrr.
Un negoziato che difficilmente potrà prendere corpo prima delle elezioni europee e prima del pagamento della quinta rata del Pnrr.
La situazione sul territorio, frattanto, è articolata: la legge sulle gare prevede che da quest’anno si comincino ad avviare le procedure competitive per tutte le concessioni.
La gran parte di queste, però, scade nel 2029.
Nei casi delle concessioni già scadute le regioni stanno comunque cominciando ad avviare percorsi per mettere a gara le concessioni, anche avvalendosi di meccanismi di partnership pubblico privata che consentano all’operatore uscente di giocarsi bene le carte al fine di non perdere la concessione.
L’obiettivo del comparto, però, è rimettere sul tavolo la questione della norma che consente di riassegnare il titolo all’operatore uscente a fronte di investimenti subito dopo le elezioni europee, al fine di far avviare dall’esecutivo un negoziato con la Ue e poi arrivare all’approvazione del doppio binario prima della fine dell’anno.
Ma la partita non è ancora del tutto chiusa.
Riccardo Zucconi, responsabile energia di Fratelli d’Italia, segnala infatti che “c’è comunque da mettere in sicurezza le concessioni già scadute alla fine del 2023” (una quarantina su oltre 4.400).
La soluzione potrebbe essere una norma ad hoc da inserire nel decreto Milleproroghe, anticipa ancora Zucconi che non esclude in prospettiva anche di “rinegoziare” con Bruxelles visto che “in nessuna nazione europea è imposta la messa a gara in termini così stringenti”.








