“Nella politica francese, il primo ministro ha un soprannome: il fusibile. La pedina cioè, che il presidente della Repubblica può cambiare in qualsiasi momento per impedire che il potenziale cortocircuito arrivi fino all’Eliseo”.
Eric Jozsef sulla Stampa descrive così la situazione politica in Francia: “Con la caduta del centrista François Bayrou, sfiduciato ieri sera all’Assemblea nazionale – scrive l’editorialista – Emmanuel Macron ha bruciato il suo quarto fusibile in appena tre anni. Un record. Dall’entrata in vigore della Quinta Repubblica, il generale de Gaulle aveva nominato tre premier in un decennio di potere. E nel suo primo quinquennato, lo stesso Emmanuel Macron ne aveva designati appena due, Edouard Philippe e Jean Castex.
Pertanto, l’uscita di scena di Bayrou è anche un fallimento personale per il capo dello Stato. Dalla sua riconferma all’Eliseo nel 2022 infatti, Macron non è riuscito a trovare una personalità capace di navigare sul lungo periodo in un Parlamento diviso in tre blocchi (sinistra, centro e destra nazionalista), frammentati a loro volta in diverse correnti politiche.
L’ultimo sondaggio, pubblicato il 3 settembre scorso, racconta che ad aver fiducia nel fondatore di En Marche è ormai non oltre il 15% dei francesi. Trovare un nuovo primo ministro – osserva Jozsef – diventa così una sfida esistenziale, tanto per il presidente quanto per chi, intorno a lui, ha oggi la possibilità di evitare responsabilmente che salti la corrente.
A conti fatti, lo spazio di manovra del presidente Macron, istituzionalmente in carica fino al 2027, è sempre più ristretto. A Parigi non si esclude più neppure il varo di un governo tecnico per far passare la legge finanziaria. In assenza di una soluzione, il rischio è un ritorno anticipato alle urne con l’estrema destra di Marine Le Pen e Jordan Bardella in agguato al punto che, nella fretta di arrivare al potere, entrambi hanno già chiesto tanto lo scioglimento della Camera quanto le dimissioni di Emmanuel Macron.
Uno scenario che il capo dello Stato non considera ancora all’ordine del giorno ma che, in prospettiva, rappresenta un’obiettiva minaccia per la coesione dell’Ue, in particolare rispetto alla guerra in Ucraina. Se stavolta alla chiamata estrema alla responsabilità non si presenterà nessuno – conclude – il prossimo primo ministro francese potrebbe essere l’ultimo fusibile per Emmanuel Macron ma potrebbe anche innescare un cortocircuito in Europa”.








