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Il dramma delle entrate a zero. L’enoteca Guendalina e il dilemma della ripartenza

Loredana Monteno, sommelier, cuoca, enoteca La Guendalina, via Massena, Torino, bottiglie pregiate e cucina piemontese, voto recensioni 4,9 su 5. Tre dipendenti prima della crisi da Covid. E dopo? Ma ci sarà un dopo?

«Io se le cose stanno così non so mica se riapro. Anzi, non riapro di sicuro. Almeno, come prima no, con i tavoli, i clienti, il personale. Fino a quando non viene tolta la responsabilità penale al datore di lavoro per il dipendente che si ammala di coronavirus, non se ne parla proprio. Ma è mai possibile?

«Uno lavora qui, fa 8 ore, tutto a posto, poi va dove vuole, al supermercato, con la fidanzata, che ne so, in un ospedale a trovare un parente e si becca questa iattura del covid e devo pagare io? E magari lo stesso con un cliente? Avete idea di osa significa una causa penale, il locale chiuso, i tempi persi, il processo, gli avvocati, i soldi buttati? Siamo pazzi? Alcuni mi hanno detto che l’Inail ha fatto retromarcia, ma io fino a quando non vedo nero su bianco non ci credo e non mi muovo. E’ cambiato tutto in questi tre mesi. E sono cambiata anch’io.

«Io alla chiusura per decreto Covid ho reagito con il silenzio. Mi sono bloccata. Il silenzio dai social, dalle comunicazioni telefoniche e dalle mailing. Da tutto. Non ho cucinato, non ho panificato e di lievito ne avevo in abbondanza, non ho svuotato la cantina. E’ stata una vera quarantena. Uno shock. Sono passata dal full/overbooking tutte le sere alla chiusura. Da impazzire. Passi i giorni a pensare, a pensare. I tre dipendenti in ferie per tutelare la loro salute. E poi in cassa integrazione. Io da sola a pulire il locale, a sanificare, a svuotare i frigoriferi, spegnerli per non consumare».

«Da sola in quel salone della sala centrale della mia banca, ricevuta su appuntamento – la nuova Italia vive di appuntamenti, code, computer e attese infinite – a decidere cosa fare per arginare il dramma delle entrate a zero. Zero, mai successo. Lavoro dall’età di 16 anni, sono stata un’irregolare anch’io, e improvvisamente per decreto mi sono ritrovata a non lavorare e quindi a non incassare. Ma le bollette si pagano. L’affitto pure. Gli stipendi, gli assegni si onorano. Incasso zero. Ma soldi che escono, tanti soldi».

«A un certo punto ho inviato una mail ai miei clienti: «Come state? Restate a casa, vi raggiungo io». Il delivery de La Guendalina. Consegna a domicilio gratuita. Ho scoperto scorci meravigliosi di Torino, la sua collina, i suoi palazzi e i suoi splendidi ascensori liberty. E ripartire in qualche modo è Gioia Pura. Io da sola ai fornelli, come tre anni fa quando avevo aperto.

«Operatività sette giorni su sette. Sempre. La paura di non farcela, di deludere i clienti, che invece ti spronano ad andare avanti. Impari che cos’è un Webinar, ti scarichi l’ennesima App (una in più una in meno che differenza fa?) e su Zoom studi l’ecommerce che per fortuna avevi inserito nello statuto societario. E avanti avanti, vai avanti, paghi qualche fattura scaduta, l’affitto che continuavano a sollecitarti nervosamente, e i consulenti preziosi e instancabili che ti hanno affiancato. E firmi procure, richieste di nuove autorizzazioni, continui a battere la testa contro il muro della burocrazia perché l’Italia non si è ammalata ora di burocrazia, lo è sempre stata, e noi siamo sempre stati senza mascherine di fronte alle istituzioni.

«Attendi le nuove norme con la certezza che niente sarà come prima, perché io per prima sono completamente diversa. Sono viva. Apro gli occhi, e ci sono. Ma ho resistito da sola. Ho fatto tutto da sola. Mi riempio un bicchiere di vino. E brindo a me stessa».

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