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Il Documento programmatico di bilancio in equilibrio tra la crescita e il calo del rapporto debito/Pil | L’analisi

Frena nel primo semestre 2023 la crescita del Pil italiano, rallentata dalla contrazione del settore industriale e dal mancato recupero nel comparto dei servizi, ma i macro dati attuali prospettano una “graduale ripresa in chiusura d’anno”.

L’inflazione di fondo, in rallentamento da aprile, è scesa al 5,5% in settembre.

Al contempo il calo dei prezzi dell’energia e la postura restrittiva della politica monetaria sembrano favorire la convergenza dell’inflazione verso i valori giudicati coerenti con la stabilità dei prezzi.

Il Documento programmatico di bilancio, approvato ieri in Cdm ed inviato al Parlamento e a Bruxelles, tratteggia uno scenario macroeconomico complesso, caratterizzato dal conflitto in corso in Ucraina, dalla politica monetaria aggressiva delle banche centrali e da nuovi possibili shock energetici.

Un contesto di cui tiene conto la legge di bilancio appena varata dal governo che, sintetizza il Dpb, cerca “il giusto equilibrio tra l’obiettivo di fornire il sostegno necessario all’economia nell’immediato attraverso misure mirate, e quello di assicurare sia il rientro del deficit al di sotto della soglia del 3 per cento del PIL, sia un percorso di riduzione credibile e duraturo del rapporto debito/PIL“.

Un testo ispirato, come ripete spesso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a principi di “prudenza”.

Oggi il titolare del Mef sarà a Bruxelles per la riunione dell’Ecofin chiamata a cercare un accordo sui nuovi criteri del patto di stabilità.

Gran parte delle risorse aggiuntive del 2024, ricorda il Dpb, “saranno utilizzate per la riduzione e il potenziamento del taglio del cuneo fiscale” per il 2024, per “supportare le famiglie più numerose”.

Misure che puntano a “ridurre la pressione fiscale, aumentare il reddito disponibile e sostenere i consumi”.

La riduzione del cuneo fiscale, specifica il testo, può “conferire ulteriore impulso al mercato del lavoro al fine di preservare e consolidare i progressi conseguiti negli ultimi anni”.

Mentre il sostegno ai redditi dei lavoratori può “contribuire a limitare pressioni sui salari e i conseguenti effetti sui prezzi, pertanto mitigando le aspettative inflazionistiche sia degli operatori economici sia dei mercati finanziari”.

Il Dpb annota che i primi provvedimenti sulle aliquote “gettano le fondamenta dell’ambizioso programma di medio-lungo termine del Governo, che include, la riforma complessiva del sistema fiscale, nella quale particolare attenzione sarà data alla modifica del regime delle famiglie”.

La revisione del sistema fiscale, sottolinea il documento, “è una delle riforme chiave”.

La legge di bilancio approvata ieri a Palazzo Chigi punta ad aiutare soprattutto i redditi medio bassi, tra nuova modulazione delle aliquote Irpef e conferma del taglio del cuneo fiscale per il 2024.

Il testo viaggia di pari passo con i primi due decreti attuativi della delega fiscale che avviano, oltre alla riforma delle aliquote Irpef, un nuovo modello di Ires per agevolare le assunzioni e la global minimum tax per le multinazionali.

In totale i due provvedimenti valgono circa 28 miliardi, 24 destinati alla manovra e il resto per la rimodulazione del fisco.

La copertura delle misure è ottenuta tramite 15,7 miliardi di scostamento di bilancio, 5 miliardi di tagli – in particolare alle attività dei ministri – 2,6 di rimodulazione delle spese, e aumento delle accise sui tabacchi.

“Tra i fattori che incidono negativamente sul fabbisogno nell’anno corrente rileva in particolare l’elevato ammontare dei crediti d’imposta legati alle incentivazioni relative al settore edilizio; questo fattore impatta anche sulle proiezioni di cassa per gli anni futuri”, annota il Dpb.

Nel testo il governo rivendica che la politica economica impostata nell’ultimo anno “è coerente con gli orientamenti espressi dalla Commissione europea”.

Poi chiarisce che nell’attuale fase di progressiva discesa e stabilizzazione dei prezzi dei beni energetici, “in assenza di nuovi shock, le misure di sostegno saranno gradualmente ritirate entro il 2024”.

Nel 2024 e 2025 “il rapporto debito/PIL calerà lievemente fino al 139,9 per cento”, riporta il documento, anche grazie ad un parziale utilizzo delle disponibilità liquide del Tesoro e all’avvio di un piano di dismissioni di partecipazioni dello Stato.

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