Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Il Deficit dovrebbe scendere sotto la fatidica soglia del 3% | Lo scenario

Si alza il velo sul quadro macroeconomico che farà da cornice agli interventi della prossima legge di bilancio. Il nuovo Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), in arrivo sul tavolo del Consiglio dei Ministri, dovrebbe portare in dote un piccolo margine derivante dal buon andamento dei conti, che dovrebbe contribuire anche ad anticipare la discesa del deficit alla fatidica soglia del 3%. Tutte le altre risorse — in base alle nuove regole — andranno trovate con tagli o nuove tasse.

Al Ministero dell’Economia si limano le cifre che andranno a comporre il quadro del documento che sostituisce la vecchia Nadef. Conterrà, come concordato nella risoluzione unitaria di maggioranza e opposizione, un aggiornamento delle stime a legislazione vigente del Dfp, le previsioni programmatiche sul triennio, l’aggregato della spesa netta e fornirà per la prima volta anche una prima articolazione delle misure della legge di bilancio.

Dal dato sulla spesa primaria netta, che è per Bruxelles il nuovo parametro di riferimento, potrebbe arrivare l’indicazione di un margine di risorse da usare per la manovra. Secondo alcune indiscrezioni ci sarebbero 8 miliardi, ma il dato non trova conferme ufficiali e anzi si invita alla prudenza.

Per la crescita, il dato tendenziale fissa l’asticella al +0,5% quest’anno (ma dai calcoli in corso non si esclude possa spuntare un decimale in più) e al +0,7% il prossimo. La vera sorpresa arriverà dall’indebitamento, che nel Dfp di aprile veniva indicato al 3,3% quest’anno e al 2,8% il prossimo: come anticipato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e confermato da documenti del MEF, il deficit 2025 punta all’obiettivo del 3%, che consentirebbe al nostro Paese di uscire dalla procedura di infrazione un anno prima del previsto.

Occhi puntati anche sul debito, che il Dfp fissava al 136,6% del PIL quest’anno, per poi salire al 137,6% nel 2026 e scendere al 137,4% nel 2027. “Rispetto a 18 mesi fa non è più atteso stabilizzarsi, ma è su una traiettoria al rialzo”, avverte Morgan Stanley, che stima per il 2026 un aumento al 139,7%.

L’uscita dalla procedura di infrazione intanto potrebbe dare all’Italia la possibilità di ricorrere alla clausola di salvaguardia per gli INVESTIMENTI in Difesa. Sul tema Giorgetti ribadisce l’approccio “pragmatico”: vogliamo tenere fermi gli impegni di bilancio presi a livello internazionale, dobbiamo tenere fede a quelli assunti per le capacità di difesa, spiegando, aprendo ai prestiti del programma Safe, in una prospettiva di “promozione dell’industria”.

Superato il primo scoglio del Dpfp, davanti ci sono poco più di due settimane per comporre il puzzle della manovra. Si parte dal nuovo taglio dell’IRPEF, che quest’anno si concentra sul ceto medio: la seconda aliquota dovrebbe passare dal 35% al 33%, ma al momento l’orientamento è di lasciare lo scaglione invariato fino a 50.000 euro, senza un innalzamento a 60.000 euro.

In cima alle priorità c’è anche il capitolo famiglie, che dovrebbe prevedere tra l’altro un nuovo intervento sulle detrazioni, proseguendo la strada del quoziente familiare iniziata lo scorso anno. Si farà anche la rottamazione delle cartelle, ma con un ridimensionamento rispetto ai 10 anni e 120 rate previsti dal disegno di legge proposto dalla Lega: tra le ipotesi si valuta una durata di 8 anni e 96 rate per i debiti di importo minore.

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo non si sbilancia: “Ci si sta lavorando. Tutte le ipotesi della maggioranza le stiamo vedendo”, dice. Sul fronte delle risorse a disposizione si attende l’esito dei conteggi sul concordato preventivo per le partite IVA, appena concluso. Secondo alcune stime le adesioni sarebbero al 10% della platea. “Forse pure di più”, dice Leo, che sposta l’accento sul “numero consistente” di soggetti che tra questa operazione e la precedente sono stati portati fuori dalla zona d’ombra.

Al capitolo entrate va ascritto anche l’ipotetico contributo delle banche: si punterebbero a raccogliere 2,5-3 miliardi. Ma il punto di caduta verrà trovato nella trattativa — ancora tutta da avviare — con gli istituti.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.