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Il colpo di frusta di Mario Draghi | L’analisi

“Please, please, do something”. È metà pomeriggio quando, al primo piano dell’Eurocamera a Strasburgo, Mario Draghi rallenta per qualche secondo il suo intervento di fronte ai presidenti delle commissioni del Pe e si lascia andare ad un appello che ha in sé l’urgenza di un momento cruciale per l’Europa. Chiamata a riformarsi. A reagire di fronte ad un competitor sempre più aggressivo come la Cina. A creare il consenso necessario perché la necessità delle riforme strutturali sia compresa da tutti. L’ex premier, incaricato dalla Commissione Ue di stilare il report sulla competitività, non lo nasconde. Anzi, invita tutti a un cambio di marcia: “non si può passare tutto il tempo a dire di no”, sottolinea.

Sabato a Gent era intervenuto – e aveva a lungo ascoltato – i ministri dell’Economia dei 27. A Strasburgo l’ex presidente del Consiglio si trova di fronte ad una platea diversa, fatta di europarlamentari, ovvero di chi è eletto direttamente dai cittadini. E il discorso di Draghi acquisisce tonalità più politiche. “Mi hanno chiesto al termine dell’Ecofin quale sia l’ordine delle riforme necessarie per l’Ue, quale sia l’ordine non lo so ma per favore fate qualcosa, decidete voi cosa ma per favore, si faccia qualcosa”, sono le sue parole. Uno schema da seguire lo Special Rapporteur dell’Ue lo suggerisce, individuando “tre tendenze convergenti che obbligano ad una riflessione sulla competitività: la digitalizzazione e l’innovazione high-tech, il cambiamento climatico e un contesto geopolitico che vede una maggiore tendenza al conflitto”.

Di fronte a tutto ciò l’Ue ha la necessità di aumentare la sua competitività, non solo con delle riforme strutturali ma con una “mobilitazione di un massiccio fabbisogno di investimenti”.

È necessario essere competitivi per mantenere i nostri sistemi di welfare e preservare i nostri valori fondamentali”, sottolinea Draghi agli europarlamentari. L’ex premier, in vista del report che sarà pronto solo dopo le Europee, anche a Strasburgo arriva soprattutto per ascoltare. E diverse sono le domande e le riflessioni che gli vengono poste. Le questioni toccate dall’ex numero uno della Bce sono parimenti numerose. Si va da un mercato unico ancora incompleto alla carenza di investimenti privati nella ricerca, da una elettricità che costa ancora “due volte tanto” alle “pratiche anticoncorrenziali” della Cina che “minano la parità di condizioni e l’autonomia strategica dell’Ue” alla competenza nel lavoro. 

Il contesto chiama l’Europa ad agire. E Draghi invita gli europarlamentari “a mantenere l’ambizione” che sovente caratterizza l’azione del Pe. Prima di congedarsi e incontrare in un bilaterale la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola, Draghi rimarca un ultimo punto, “la necessità di costruire un consenso politico per raggiungere un accordo su questione cruciali”. L’Europa, è il suo avvertimento, avrà davanti “scelte difficili” ma – scandisce – “bisogna ritrovare la capacità di agire nell’interesse collettivo”.

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