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[Il caso] Il Wall Street Journal accusa raffineria italiana: «Aiuta il petrolio russo ad eludere le sanzioni». La replica: «Nessuna violazione»

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Secondo quanto riscostruito dal Wall Street Journal in un video, il greggio dei porti russi attraversa un percorso acrobatico per aggirare le sanzioni dell’amministrazione Biden e sbarcare nei porti statunitensi. È il viaggio di circa 5 milioni di barili di prodotti derivanti dal greggio di Mosca che, dopo essere stato raffinato nell’impianto a Priolo Gargallo, nella provincia di Siracusa, in Sicilia, acquisiscono il passaporto italiano lasciando quello russo, ottenendo così il via libera per entrare negli Stati Uniti.

Di fatto, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti permettono al greggio di Mosca, «sostanzialmente trasformato in un bene prodotto all’estero», di raggiungere Washington. Ma anche il pitstop in Italia ha a che fare con la Russia. La raffineria Isab, seconda più grande in Italia e la quinta in Europa, è di proprietà di Lukoil, il secondo colosso russo del petrolio dopo Rosneft. Prima dello scoppio della guerra, Isab importava greggio da almeno 15 Paesi diversi e la quota dei prodotti derivanti da Mosca arrivava al massimo al 30%.

Ma da quando le banche europee hanno smesso di prestare denaro alla raffineria in risposta all’invasione dell’Ucraina, non avendo abbastanza fondi per comprare greggio da altri Paesi, la struttura di Priolo ha intensificato i suoi rapporti con Mosca. Così da aprile, circa il 93% dei rifornimenti sarebbe di origine russa, mentre la restante parte sarebbe un misto tra il petrolio russo e quello kazako o semplicemente kazako, secondo le stime della società di monitoraggio delle materie prime, Vortexa. Tutto il greggio raggiungerebbe la Sicilia direttamente dai cinque porti di Primorsk, Ust-Luga, Varandey, Novorossiysk, in Russia.

Tra gli episodi più esemplari portati a galla dall’analisi del Wall Street Journal spicca quello della petroliera Scf Baltica. Di proprietà della più grande compagnia di navigazione del Cremlino, Sovcomflot, la nave è stata individuata a fine marzo nel porto di Primorsk e appena poche settimane dopo in quello siciliano.

Dall’attracco nell’isola ai serbatoi delle auto statunitensi Dei 5 milioni di barili inviati dall’Isab agli Stati Uniti dallo scorso marzo, circa la metà contiene benzina. Secondo i calcoli dell’American petroleum institute, questa quantità sarebbe sufficiente a rifornire quasi 7 milioni di automobili. Lasciato il porto siciliano, i barili sbarcano presso sette diversi compratori, dislocati su almeno tredici sedi lungo la East Coast.

Nei casi in cui la testata americana è riuscita a identificare il compratore ha puntato il dito contro Exxon Oil corporation e altre società di commercio del petrolio, come il braccio commerciale della Lukoil, Litasco. La destinazione prescelta dal petrolio siciliano sarebbe il terminale di Exxon a Baytown, in Texas, nei sobborghi della capitale Houston. Non lontano, un altro centro di proprietà di Magellan Midstream Partners, Magellan Delivery, una società che trasporta e distribuisce prodotti raffinati negli Stati Uniti, avrebbe invece ricevuto la maggiore quantità di benzina. 

Una dipendente di Magellan ha dichiarato ai giornalisti del Wall Street Journal che, pur avendo ricevuto la spedizione, la società non è l’acquirente e i dati della spedizione non ne riportano uno. E ancora, un portavoce di Exxon ha affermato che la società sta rispettando tutte le sanzioni e che le consegne ricevute sono prodotti certificati di origine italiana, mentre Lukoil non ha risposto alla richiesta di commenti.

La replica: “Nessuna violazione, ecco perché”

“Non ci sono le condizioni per  dire che ci sia un’elusione perche’ non c’e’ alcun divieto di  esportare prodotti che derivano dal petrolio russo. L’embargo  scattera’ comunque il 5 dicembre per la Comunita’ europea”.

Lo ha  detto il presidente di Confindustria Siracusa, Diego Bivona. 

“Mi sembra che il Wsj faccia riferimento ad una falla nel sistema di controllo degli Stati Uniti – spiega Bivona – avendo loro gia’ l’embargo per i prodotti russi. Non mi sembra si possa  contestare nulla a Isab. Non ci sono sanzioni che impongono ad  Isab di operare in maniera diversa. Dal 5 dicembre, quando  scatteranno le sanzioni per l’Italia, allora l’Isab potra’ utilizzare il greggio proveniente da altri Paesi. Ma  ricordiamoci che dobbiamo agire adesso, perche’ ci sono dei tempi  commerciali da rispettare, altrimenti non ci sara’ greggio da  raffinare”.

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