Il conflitto uomo-natura e l’approccio della destra. Ne parla Luigi Manconi su Repubblica: “Forse – scrive l’editorialista – davanti al negazionismo ambientale delle destre di tutto il mondo, i progressisti e gli ecologisti devono farsi leopardiani. Quando eravamo piccini e ignoranti, e leggevamo faticosamente Sebastiano Timpanaro, questo avevamo imparato dai suoi scritti su Giacomo Leopardi: che la natura inganna i figli suoi.”
“Una simile coscienza della realtà sembra sfuggire alla destra politico-culturale, alacremente impegnata ad affermare l’innocenza dell’uomo rispetto al collasso del pianeta. Non è una novità. La pandemia di Covid è stata la nevrotica prova generale e il cruento campo di battaglia dell’ultima guerra globale. Che è tuttora in corso e non è quella tra Usa e Cina e nemmeno quella tra Occidente e Islam: è, invece, l’infinito conflitto tra uomo e natura, tra l’aspirazione del primo a dominare la seconda e la potenza del mondo fisico contro la civilizzazione umana, le sue meravigliose conquiste e i suoi spaventosi orrori.”
“Il Covid è stato un osservatorio formidabile delle azioni e delle reazioni degli individui in circostanze estreme, quando sono in gioco la vita e la morte e si manifestano le pulsioni più profonde: panico e psicosi, fobia e angoscia. La pandemia – osserva Manconi – ha anticipato quanto ora va accadendo a proposito del cambiamento climatico, intervenendo non solo sull’inconscio collettivo ma anche sulla mentalità sociale, producendo interpretazioni del mondo e delle cose, attivando fantasie, incubi e costrutti culturali.”
“Il complottismo così presente nel racconto della pandemia e della crisi ambientale è un meccanismo di interpretazione di ciò che non si conosce e che si teme, affidato a una logica apparentemente ferrea, serrata da strettissime connessioni e vincoli saldi, tutti sottoposti a un regime di causa-effetto che non ammette eccezione. In men che non si dica questa sottocultura è diventata negazionista rispetto alla crisi ambientale, utilizzando argomenti trascritti paro paro dalla polemica in materia di Covid. Il cambiamento climatico sarebbe un’invenzione dei poteri forti, destinato a disciplinare i costumi e i consumi delle persone, a condizionarne le opzioni e gli stili di vita, a rafforzare un comparto produttivo a scapito di un altro, a ispirare relazioni comunitarie pre-industriali.”








