Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Il bipolarismo e la crisi di leadership | L’analisi di Paolo Cirino Pomicino

“Ha ragione Paolo Mieli quando dalle colonne del Corriere invita con tono perentorio Elly Schlein a far scegliere dal proprio partito il leader che dovrà contrastare Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche tra circa 18 mesi.

E aggiunge, con tono altrettanto affermativo, la bontà dell’attuale sistema elettorale che fa del bipolarismo introdotto con il sistema maggioritario il suo cuore, ahimè, molto affaticato.

Nella conclusione della sua riflessione Mieli dice, intanto, che la Schlein non è il candidato nonostante sia il segretario del maggiore partito del cosiddetto campo largo.

Vecchio criterio della prima repubblica che, in un passaggio, lo stesso Mieli ha ritenuto la soluzione migliore”.

E’ quanto afferma in una sua controanalisi Paolo Cirino Pomicino dalle colonne del Mattino.

“Il vero tema politico, dunque, che sfugge a tutti i partiti e spesso anche agli stessi grandi opinionisti, è che sino a quando regge questo sistema maggioritario in cui le alleanze si fanno prima delle elezioni politiche mentre in tutta Europa le maggioranze si fanno e si disfano dai parlamenti una volta eletti e, per mettere benzina sul fuoco, sino a quando abbiamo un parlamento di soli nominati, ogni discorso di miglioramento cade inevitabilmente nel vuoto.

Guardando alla vicina Spagna, Pedro Sanchez che da anni la guida, ha vinto le elezioni con il suo partito socialista e poi ha dato vita alla coalizione di governo con gli altri partiti in un parlamento largamente frantumato.

La riprova di ciò che diciamo sta nel fatto che nell’attuale sistema politico italiano non c’è un leader dovunque si giri lo sguardo.

Non c’è nel centrodestra nel quale c’è un Salvini che, come dice la grande stampa, è uno sfasciacarrozza ed un Tajani orfano di Berlusconi e dei suoi familiari, per non parlare del commovente Lupi e non c’è nel centrosinistra dove negli anni ha avuto la fortuna di scoprire Paolo Gentiloni e Matteo Renzi, entrambi consumati in breve tempo e senza infamia e senza lode.

Sembra strano che un parlamento forte di 400 membri sia così privo di leader al punto che Giuseppe Conte, da noi ritenuto all’epoca un incidente della storia, oggi sembra tra i migliori, o, per essere coerenti con quel che diciamo, il meno peggio.

Per comprendere ciò che abbiamo di fronte forse è necessario aprire un dibattito senza alcuna preclusione partendo dalla idoneità per un grande Paese industrializzato come il nostro, dell’attuale sistema elettorale, maggioritario e con liste bloccate.

Noi vorremmo, ad esempio, a cominciare da Paolo Mieli che ha conosciuto i fatti e i misfatti della prima Repubblica, que si cominciasse a valutare l’attuale sistema politico fatto da partiti tutti privi di ogni riferimento culturale e da un parlamento tutti nominati dai rispettivi segretari politici dei cosiddetti partiti.

Se non si parte da qui ogni opinione è destinata a un fallimento perché non verranno affrontate e rimosse le cause della nostra attuale condizione che resta in Europa un pessimo “unicum” desertificato politicamente.

Concludendo, registriamo la nostra amarezza nel vedere come in tutte le grandi democrazie europee si confrontano in ogni elezione politica popolari, socialisti, liberali, verdi e partiti nazionalisti ed estremisti mentre noi siamo chiamati a scegliere tra Forza Italia, Italia Viva, Noi Moderati, Lega, Cinque Stelle, Partito Democratico e via di questo passo e tutti senza omologhi in Europa.

Abbiamo oggi una presidente del consiglio che in politica estera oscilla tra un presidente americano che fa vergognare il vecchio partito repubblicano degli Eisenhower, dei Nixon e dei Bush padre, e gli Stati della Unione Europea, mentre in politica interna abbiamo una crescita che dopo tre anni è passata dall’1% del 2023 (già inferiore alla media europea) allo 0,4-0,5% del 2025 e che, nel prossimo triennio, il governo si propone di far aumentare appena dello 0,7% nell’anno in corso, poi dello 0,8% e infine dello 0,9% nel 2028, con salari e potere di acquisto sempre più bassi nonostante la scarsa inflazione.

Un futuro, insomma, da Paesi di disperati, orgogliosi solo di avere una stabilità politica che come si vede, non è sempre una buona cosa” conclude Pomicino.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.