Tra il 2021 e il 2022 l’economia italiana ha fatto crescere «cumulativamente circa l’11% di crescita del Pil, un risultato straordinario, che è sì l’effetto del rimbalzo dalla grave crisi del Covid ma anche e soprattutto dovuto al contributo che hanno dato tanti settori, dai servizi, al turismo, all’alberghiero-ricreativo, alla spinta, seppur a grave prezzo» per via dei costi del superbonus, «dell’edilizia». Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo a un convegno dell’Ordine dei commercialisti a Milano.
Il nostro tessuto imprenditoriale, ha ricordato, è stato in grado nonostante le strozzature nelle catene di approvvigionamento «di competere e tenere una dinamica delle esportazioni positiva anche nel 2022 e comunque migliore di quanto fatto da Francia e Germania. Questi risultati sono visibili anche per quanto riguarda investimenti e occupazione: i primi» ha ricordato Giorgetti «hanno superato i livelli prepandemici e sono attesi crescere in modo moderato anche nel breve termine».
«Per quanto riguarda il mercato lavoro, i dati mostrano nuova crescita dell’occupazione, in particolare di quella permanente, salita al 60,8% a gennaio, il dato più alto dal 2004. Per tantissimi anni» ha aggiunto il ministro «gli economisti hanno ragionato su come agire sulla crescita, spingendo sulla domanda e ci siamo concentrati soprattutto sulla domanda pubblica e ultimamente su quella privata, ma questi sono i tempi della politica dell’offerta. Dobbiamo ricostruire l’offerta in questo Paese, fare sì che nascano nuove imprese, che alcune si muovano».
«Penso a tutto il mondo della transizione green dove dobbiamo essere all’altezza. Mi spiace che sui progetti anche finanziati dall’Unione Europea sull’idrogeno non siamo ancora pronti e non ci sono sufficienti imprese che si sono dirette in quella direzione», ha detto Giorgetti, secondo cui anche il «comparto edilizio» non è in grado di intercettare pienamente «tanta domanda pubblica alimentata dal Pnrr», che «non trova in questo momento nemmeno le aziende che partecipano ai bandi».
Stesso discorso per la banda larga, da completare «entro il 2026» ma per la quale «non abbiamo imprese che portano la fibra». Per Giorgetti serve dunque «una specie di rivoluzione copernicana per capire come aiutare il sistema delle imprese per lievitare e rispondere alle nuove aspettative. È inutile» ha concluso «creare tanta domanda pubblica come stiamo facendo con il Pnrr e poi affidarci all’offerta che arriva da fuori, dall’Estremo Oriente».








