Temperature anomale fuori stagione, caldo record in città, frane, alluvioni.
Il 2023 è stato un anno nero per il clima, con una crescita preoccupante degli eventi meteorologici estremi: 378 quelli registrati in Italia, il 22 per cento in più rispetto all’anno precedente.
Un numero che si traduce in danni miliardari ai territori, all’agricoltura ma anche alle persone, 31 in tutto le vittime accertate.
L’area più colpita è quella del nord, dove sono avvenuti ben 210 casi limite, 98 hanno invece riguardato il centro e 70 il sud.
Tra gli eventi più drammatici di quest’anno, le alluvioni che hanno sconvolto a pochi mesi di distanza l’Emilia-Romagna e le province settentrionali delle Marche.
A cui si aggiungono le violente grandinate e i venti record nel Veneto e in tutto il nord est.
“Dal 2018 registriamo un aumento consistente e costante di eventi meteorologici estremi.
Negli anni passati si ripetevano con un maggiore margine temporale, ora invece sono sempre più ravvicinati.
E questo non può che preoccupare”, sottolinea a La Stampa, Gabriele Nanni, dell’osservatorio scientifico di Legambiente.
L’organizzazione, in occasione della fine dell’anno, ha tracciato un bilancio insieme a Unipol sullo stato di salute del clima nel nostro Paese.
E il quadro che ne esce è poco edificante.
Stando ai numeri, in soli dodici mesi ci sono stati 118 allagamenti da piogge intense, 82 casi di danni da trombe d’aria e raffiche di vento, 39 da grandinate, 35 esondazioni fluviali, 26 danni da mareggiate, 21 da siccità prolungata, 20 casi di temperature estreme in città, 18 casi di frane causate da piogge intense, 16 eventi con danni alle infrastrutture e 3 eventi con impatti sul patrimonio storico.
Tra le città più colpite Roma, Milano, Fiumicino, Palermo e Prato.
“Il territorio italiano è in molte parti fragile, la scarsa prevenzione e la continua cementificazione fanno il resto.
Inoltre, i rischi si moltiplicano per effetto del cambiamento climatico già in atto”, continua Nanni.
Secondo il ricercatore è necessario fare di più anche per formare i cittadini che vivono nelle zone a rischio idrogeologico: “ci sono persone morte perché sono andate a prendere la macchina in garage dopo un’alluvione o sono rimaste in aree pericolose.
necessario fare il possibile per evitare queste situazioni e informare sui comportamenti corretti da tenere”.
Nel suo report Legambiente punta il dito su quello che definisce “un paradosso” tutto italiano, il fatto cioè che, pur essendo a rischio, il nostro Paese è ancora senza un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.
Un segno di arretratezza rispetto agli altri Paesi europei.
“Gli eventi meteo estremi stanno aumentando e a pagarne lo scotto sono i territori e i cittadini.
Il governo Meloni deve approvare subito il Piano nazionale, stanziando anche le relative risorse economiche, che invece continuiamo a spendere per intervenire dopo i disastri, come dimostrano gli 11 miliardi di euro per i danni delle due alluvioni in Emilia-Romagna e Toscana”, afferma il presidente dell’organizzazione Stefano Ciafani, aggiungendo che “il rischio è che, senza gli adeguati stanziamenti per la prevenzione, assenti anche nella legge di bilancio in via di approvazione, si continui a rincorrere le emergenze.
Il governo dovrebbe invece impegnarsi di più, puntando su politiche di adattamento al clima, campagne di sensibilizzazione sulla convivenza con il rischio, per far diventare il nostro Paese dal più esposto al centro del mar Mediterraneo a un esempio per gli altri”.
Stando ai dati, il 2023 si appresta a diventare anche un nuovo anno record per le temperature medie mondiali: lo scorso novembre è stato il sesto mese consecutivo a registrare temperature fuori dalla norma, come rilevato dal servizio europeo sul cambiamento climatico di Copernicus (C3s).
In Italia il picco è stato registrato in diverse aree, specialmente nelle città di Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Sardegna e Sicilia.
Non solo in estate, ma anche in autunno: il primo ottobre la stazione meteorologica di Firenze Peretola ha segnato 33 gradi centigradi, battendo il precedente record dell’ottobre 2011, con oltre dieci gradi di differenza rispetto alla media del periodo.
A preoccupare sono anche i risvolti economici legati al clima impazzito: solo nell’ultimo anno, circa 5 milioni di italiani hanno subito danni alla propria abitazione causati da maltempo o calamità naturali.
“L’urgenza di intervenire è ormai sotto gli occhi di tutti.
Gli effetti sempre più violenti dell’emergenza climatica sono ormai tangibili anche nel nostro Paese, che è tra i più esposti nel continente europeo.
La vera mitigazione del rischio idrogeologico si potrà ottenere solo con la restituzione dello spazio ai fiumi, la desigillatura di suoli impermeabilizzati, azzerando il consumo di suolo e non concedendo nuove licenze per edificazioni in aree prossime ai corsi d’acqua”, spiega Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente.








