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I soldi che mancano | L’analisi

“Meno tasse a chi fa due figli o più? Bella idea, ma mancano i soldi. Pensioni a quota 41? Ottimo, ma mancano i soldi. Il Ponte sullo stretto? Meraviglioso, ma non ci sono soldi, perché non può rientrare nel Pnrr visto che non potrebbe essere ultimato entro il 2026. E poi bisogna trovare i soldi per le emergenze, come l’alluvione in Emilia Romagna. Il governo Meloni rischia di arenarsi sulla mancanza di soldi”.

Lo sostiene Paolo Mazzanti, direttore di Inpiù.net

“La maggior crescita del 2023, a parità di deficit al 4,5%, ha concesso un tesoretto di 3,4 miliardi destinati a riduzione del cuneo fiscale: una sessantina di euro al mese per i lavoratori che guadagnano meno. Meglio che niente, ma ben diverso rispetto ai programmi elettorali del centrodestra”.

“E comunque il taglio del cuneo vale solo per quest’anno. Per prorogarlo nel 2024 o renderlo strutturale come chiedono i sindacati servirebbero una dozzina di miliardi l’anno che al momento non ci sono. E intanto il nuovo aumento dei tassi fa lievitare verso i 100 miliardi gli interessi che lo Stato paga ogni anno sui titoli pubblici”.

“Che fare?” si chiede Mazzanti.

“Ci sono solo due strade, posto che i 191,5 miliardi del Pnrr non possono finanziare spese correnti o riduzioni di tasse permanenti, ma solo investimenti”.

“Prima strada: ridurre la spesa nei capitoli meno importanti, per poter spendere di più in quelli rilevanti. È proprio necessario tornare a eleggere direttamente le Province, il che comporterà fatalmente aumenti di spesa? E non si potrebbero ridurre le Regioni e accorpare i piccoli Comuni, per aumentarne dimensioni ed efficienza?”.

“E visto che gli scolari sono destinati a diminuire per il calo demografico, non si può riorganizzare la scuola per spendere meno? E non sarebbe utile razionalizzare i poteri tra Stato e Regioni per limitare quelle “competenze concorrenti” fonte di perenni conflitti e (costosi) ricorsi alla Corte costituzionale? Seconda strada: aumentare le tasse”.

“Se si vogliono diminuire le imposte alle famiglie numerose, non è forse opportuno aumentarle ai single?”.

“E se si vuole ridurre l’Irpef ai dipendenti, non sarebbe bene aumentarle un po’ agli autonomi, ai proprietari immobiliari o agli ereditieri? Capiamo che queste manovre scontenterebbero più di qualcuno. Ma senza scegliere, e dunque scontentare qualcuno, non c’è politica” conclude Mazzanti.

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