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I salari sono al minimo, ma nessuno si indigna | L’analisi di Sergio Rizzo

“Non c’è un politico che non s’indigni perché in Italia i salari sono i più bassi d’Europa.

Una giaculatoria continua, da destra a sinistra, con destra e sinistra che hanno governato negli ultimi anni la metà del tempo senza mai aver voluto trovare il bandolo della matassa.

Sentite quel che diceva la premier Giorgia Meloni esattamente un anno fa: “I salari sono bloccati da 30 anni”.

Lo sostiene Sergio Rizzo, noto giornalista ed editoralista del quotidiano Milano Finanza.

“Dato scioccante perché sono più bassi di prima del Novanta, quando non c’erano ancora i telefonini”.

In Germania e Francia sono saliti anche del 30 per cento.

Significa che le soluzioni individuate sinora non sono andate bene e che bisogna immaginare una strada nuova, quella di puntare tutto sulla crescita economica”.

“E quindi, fatta questa premessa, si continua sulla stessa strada, ovvero quella delle vecchie soluzioni.

Mentre la crescita economica resta nei sogni, anche perché evidentemente nessuno ne possiede la ricetta.

Ecco allora i taglietti al cuneo fiscale.

Che non soltanto non producono l’occupazione sperata, ma neppure fanno aumentare i salari in modo decente in un Paese che oltre alle paghe più basse d’Europa ha anche il record negativo della produttività del lavoro.

In compenso quelle sforbiciatine, che è bene precisare riguardano i contributi previdenziali, aggravano la situazione futura: meno contribuzione, meno soldi per pagare le pensioni, più spesa pubblica. Un’equazione semplicissima” prosegue Rizzo.

Il risultato è nella ricerca di Unicredit che Milano Finanza ha pubblicato qualche giorno fa.

Fra il quarto trimestre del 2019 e il periodo ottobre-dicembre dello scorso anno le retribuzioni reali in Italia hanno registrato un calo dell’8%, quasi il triplo della flessione registrata dagli stipendi medi nell’Eurozona.

I lavoratori italiani guadagnano meno adesso di quanto guadagnassero prima della pandemia e dell’invasione russa in Ucraina, e la distanza con i lavoratori degli altri Paesi aumenta ancora.

E non è colpa della fiammata inflazionistica iniziata anche prima di quella sciagurata guerra.

Gli esperti di Unicredit puntano il dito verso le modeste rivendicazioni sindacali e i contratti di lavoro rinnovati a scoppio ritardato.

Ma attribuiscono una parte rilevante della responsabilità all’assenza di regole sul salario minimo, il cui rifiuto a introdurle da parte del governo non ha fatto altro che incentivare lo sfruttamento della manodopera precaria e del lavoro intermittente con paghe da fame.

La ministra del Lavoro Marina Calderone, proclama: “È vero che abbiamo un problema salariale, in alcuni settori specifici.

Ma c’è anche da recuperare punti sul fronte della produttività, perché altrimenti quei settori non saranno in grado di restituire dei salari dignitosi.

Che per come la vedo io non possono essere sintetizzati in un salario minimo stabilito per legge”.

“Già. Ma la ministra dovrebbe sapere che senza legalizzare il salario minino si legalizza il salario vergognoso” sostiene Rizzo.

“È esattamente ciò che accade in Italia, non a caso uno dei pochi Paesi europei che non ha stabilito per via legislativa il livello minino del salario.

In compagnia di Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia: dove però le retribuzioni medie sono di un altro pianeta.

La Francia e la Germania, che la premier cita in contrapposizione all’Italia sul fronte del basso livello salariale, hanno invece la legge da anni.

Con la Germania che aumenta regolarmente il livello delle retribuzioni minime.

Dal primo gennaio di quest’anno è stato fissato in 12,41 euro lordi per ora effettivamente lavorata, risultando ancora più elevato per alcune determinate categorie.

Per esempio gli infermieri ausiliari, ai quali è dovuta per legge una paga minima oraria di 14,15 euro.

Che significa uno stipendio minimo mensile per la fascia professionale più bassa del comparto sanitario di circa 2.300 euro.

“Ed è superfluo ricordare che in Italia, da cui i medici scappano perché gli stipendi sono ridicoli, è in atto una fuga verso l’estero anche del personale infermieristico a causa di un livello delle retribuzioni ai confini della decenza” prosegue Rizzo.

“Sarebbe infine doveroso ricordare come i Paesi (fra cui appunto la Germania) che negli ultimi tre decenni hanno accresciuto in modo significativo la produttività del lavoro si sono da tempo dotati di una legge sul salario minimo.

Dimostrazione lampante che le due cose non confliggono l’una con l’altra.

Anzi, come sta a dimostrare nella sostanza anche la ricerca di Unicredit.

E per dirla proprio tutta sull’assurdità della narrazione governativa a proposito della presunta inutilità del salario minimo, la nostra ministra del Lavoro farebbe bene a preoccuparsi piuttosto dell’impatto sulla previdenza.

Visto che paghe da fame producono contributi da fame e dunque, visto che ormai le pensioni si calcolano sui contributi versati, pensioni da fame.

Ma sappiamo che questo tema riguarda il futuro, un concetto che fatica assai a entrare in testa a certa politica sempre concentrata sui propri interessi immediati” conclude Rizzo dalle pagine di MF.

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