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I primi 60 giorni di Trump | L’analisi

L’editorialista che si firma Montesquieu si occupa sulla Stampa di Trump, giudicando sconfortante il bilancio dei primi 60 giorni del suo secondo mandato: tanto all’interno, dove non si segnala ancora un barlume concreto di vera opposizione o di resistenza degli oppositori e, salvo sporadiche eccezioni, dei poteri concorrenti ad una deriva fatta di atti, atteggiamenti, giudizi e parole incompatibili con una democrazia; quanto all’esterno, dove la conclamata, auspicata pace da ottenersi, grazie a quel Presidente, in quarantott’ore, rischia di non apparire preferibile alla prosecuzione della più inequivocabile guerra di aggressione. Con tutto quel di feroce, di disumano che il termine contiene.

A proposito di altruismo della grande democrazia americana, quello che noi italiani ben conosciamo, per conoscenza diretta o storica: i sessanta giorni di nuovo trumpismo si segnalano per sostegno indefesso e smodato a tutti gli estremismi antidemocratici già governanti o in lizza per governare in più d’una solida democrazia europea.

In questo sconquasso si dibatte la nostra Italia, con il suo governo, che guarda alla nuova gestione americana con immutata e ideologica fiducia, come nulla stesse succedendo. E dove si fronteggiano, in teoria, una maggioranza che ha due, quando non tre, incompatibili posizioni di politica e alleanze internazionali, e una opposizione che di tutto sembra capace, tranne che di poter essere a propria volta alternativa di governo. Oltre a non avere essa stessa alcuna coesione sulle questioni internazionali.

Ciò nonostante, nel mondo non sembriamo tra quelli messi peggio: l’importante è accontentarsi dei nostri punti fermi, e magari, più difficile, difenderli. Tra questi, il ruolo di garanzia di una Costituzione troppo trascurata ma ancora fortunosamente intatta, se mai venisse desiderio di darvi applicazione; e per autentica fortuna (e merito dei Costituenti) pienamente operante nella sua figura più originale, un capo dello Stato sempre più immagine e garanzia del nostro Paese nel resto del mondo.

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