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I pompieri e gli allarmisti che girano intorno a Trump | L’analisi di Pietro Reichlin

“Come interpretare le mosse di Trump in questi primi mesi dalla sua elezione?”. Così Pietro Reichlin sulla Stampa, sottolineando che “finora, politici e commentatori si sono divisi in due campi: i ‘pompieri’ e gli ‘allarmisti’.

I primi sostengono che Trump ha in mente una strategia negoziale aggressiva per accontentare gli elettori, un ribilanciamento pilotato degli squilibri commerciali, azioni concrete da parte dei Paesi confinanti per limitare il traffico di droga e l’immigrazione o, infine, qualche garanzia dei regolatori europei a favore delle imprese hi-tech.

Secondo gli allarmisti, invece, Trump ha un’agenda politica ed economica che punta a destrutturare il sistema di alleanze che ha sorretto per settant’anni il sistema economico-politico mondiale.

Le azioni di Trump di questi ultimi giorni sembrano confermare le aspettative degli allarmisti e smentire i pompieri. Questo significa che non si può più attendere e vedere. Occorre mettersi al lavoro – scrive l’editorialista – per rinsaldare la solidarietà europea e accelerare i progetti di integrazione.

Un obiettivo politico (quello di Trump, ndr) che prelude alla nascita di un nuovo ordine mondiale e che mette i Paesi europei di fronte a due alternative: rispondere in ordine sparso o accelerare il processo di integrazione sovranazionale.

La prima opzione indebolisce la capacità di risposta e aumenta i rischi di una recessione. La seconda è certamente più complicata, ma potrebbe consentire di realizzare con più efficacia gli interessi europei.

La dipendenza dagli Usa ci ha impedito di sfruttare le potenzialità del mercato continentale, ha impedito la realizzazione di un mercato dei capitali efficiente e ha limitato la crescita delle imprese tecnologiche e innovative.

La migliore risposta alle politiche di Trump è, dunque, il rafforzamento della cooperazione a livello europeo, un continente composto da 450 milioni di cittadini altamente istruiti e ricco di tecnologie e competenze.

Eppure, le difficoltà sono note. Ogni Paese europeo resiste alla cessione di sovranità nel campo della regolazione, delle imposte, della politica estera e militare. Molti Paesi hanno bilanci fiscali squilibrati e una pressione fiscale eccessiva.

L’effetto non intenzionale delle politiche di Trump potrebbe essere quello di spingere i nostri governi a riparare questi difetti? Se questo avvenisse – conclude – è bene che l’Italia agisca da protagonista.

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