Contrordine compagni!I professionisti del pacifismo, che sono cosa molto diversa dai professionisti della pace, di fronte al pirotecnico piano di Trump per Gaza – sottolinea sul Foglio Claudio Cerasa – si trovano in una situazione molto difficile da gestire.
Fino a oggi, i professionisti del pacifismo, tendenza flotilla, hanno raccontato al mondo che i nemici giurati della pace, in Medio Oriente, sono i criminali che guidano Israele.
Il piano di Trump per Gaza, invece, ribalta il tavolo, cambia lo scenario, trasforma gli equilibri, stravolge la prospettiva e nel giro di poche ore di fronte ai professionisti del pacifismo si è presentata una realtà diversa, difficile da gestire, difficile da accettare, difficile da governare.
La realtà è presto spiegata: un piano che prevede un cessate il fuoco immediato, la restituzione di tutti gli ostaggi entro 72 ore, la liberazione dei prigionieri palestinesi, l’amnistia per i membri di Hamas che depongono le armi o lasciano Gaza, una smilitarizzazione totale sotto il controllo internazionale, aiuti umanitari massicci, una governance transitoria tecnocratica, una forza di stabilizzazione araba internazionale e un percorso verso l’autodeterminazione palestinese senza ruolo politico di Hamas, è un piano che certifica quello che in molti in questi due anni di guerra si sono rifiutati di riconoscere.
Ovvero: per regalare a Gaza un futuro dominato da una pace duratura, il tema non è soltanto fare arretrare l’esercito israeliano, ma disarmare Hamas, costringendo i terroristi a una resa, anche con condizioni.
Il piano di pace per Gaza, oggettivamente, è un piano che trasferisce su Hamas il peso della decisione sul futuro pacifico del Medio Oriente.
E osservare in modo negativo il piano di Trump, conseguentemente, equivale a volersi contrapporre all’idea che Hamas debba deporre le armi e debba sparire come soggetto politico-militare.
I professionisti del pacifismo, che sono cosa molto diversa dai professionisti della pace, di fronte a questo scenario si trovano in difficoltà oggettiva per una ragione semplice.
Dopo aver scelto di rimuovere il tema Hamas dalle problematiche del Medio Oriente (chi nomina Hamas nei dibattiti con i più esagitati dei pro Pal viene ormai considerato un genocida, un nazista), oggi i suddetti professionisti scoprono che il futuro della pace a Gaza passa proprio da lì, anche da lì, dunque dalla volontà da parte dei terroristi di farsi da parte per garantire ai palestinesi un futuro e anche uno Stato.








