La pandemia che abbiamo vissuto e da cui non siamo completamente fuori ha dimostrato quanto sia centrale l’intero settore dei dispositivi medici per la vita dei pazienti.
La salute dei cittadini passa per ospedali efficienti e all’avanguardia con attrezzature tecnologiche avanzate e un mercato interno in grado di rispondere alle emergenze. Oggi che in Italia la fase acuta si spera sia alle spalle, occorre pensare al rinnovamento del SSN e a ricostruire un ecosistema funzionale al servizio sanitario, che ponga le sue basi nella ricerca e sviluppo, nel sistema industriale e in quello della formazione. Occorre ripartire dalle eccellenze, che sono rimaste sul territorio e che durante la pandemia sono state in prima linea, sbloccando subito i debiti della PA per dare un’iniezione di liquidità al comparto.
Per questo ci auguriamo che le misure di finanziamento dei debiti contenute nel Dl Rilancio siano un primo passo per sbloccare i pagamenti. È più che mai necessario che il Governo dia alle Regioni la liquidità per saldare subito i quasi 2 miliardi di pagamenti nei confronti delle imprese del settore, ma non basta. Bisogna attivare degli strumenti straordinari per smobilizzare il pregresso in tempi celeri anche quando ci troviamo, non in pochi casi, di fronte alla disorganizzazione strutturale di Asl che ha bloccato i pagamenti a causa per esempio fatture smarrite o una mancata riconciliazione dei documenti.
Questo dei debiti da saldare è un punto fondamentale per le imprese del nostro settore perché se in poco tempo abbiamo investito e messo sul mercato tecnologie nuove e subito disponibili come quelle per la gestione delle fasi di screening, per i test sierologici, per l’efficientemente di alcune apparecchiature, se alcune delle nostre imprese si sono dovute fermare perché le attività chirurgiche programmate e di prevenzione hanno subito uno stop o un rallentamento, oggi per ripartire abbiamo bisogno di liquidità.
Se si vuole tornare a investire in salute bisogna anche mettere l’industria del settore in condizione di farlo anche abolendo il payback, una norma iniqua che pesa sul settore e che ad oggi blocca 1 mld di euro di risorse delle imprese e, se verranno fatti nuovi investimenti per il rinnovamento del servizio sanitario, sarebbe assurdo che l’industria fosse costretta a ripagare lo sfondamento dei tetti di spesa.
Bisogna piuttosto ripartire da tre punti chiave e in sinergia tra loro: salute, scienza e industria. Le nostre proposte per la fase 3 si fondano su questi aspetti che si traducono in investimenti nel territorio, potenziando l’assistenza territoriale e domiciliare, e nell’innovazione, promuovendo negli ospedali un aggiornamento del parco tecnologico per garantire alle persone l’accesso alle migliori tecnologie per la salute.
Tutto questo è possibile se di pari passo si supportano la ricerca, le start up e le pmi, al momento troppo fragili per sostenere meccanismi di gare al ribasso che impoveriscono il mercato interno. Un SSN moderno deve svolgere una funzione di volano per l’industria della salute e per la ricerca scientifica, incidendo sul ruolo delle università, nonché sullo sviluppo di una filiera industriale e dei servizi, fattori basilari per far ripartire il Paese.
Il settore è vivo, ricco di professionalità e capace di rispondere ai bisogni del Paese. La white economy non solo è uno dei fiori all’occhiello del nostro made in Italy per tecnologie e innovazione, ma è anche e soprattutto un settore strategico per la crescita del Paese e la ripartenza. Prendere coscienza di questa centralità potrà contribuire alla creazione e all’investimento su imprese sempre più competitive in grado di apportare al mercato e al sistema sanitario innovazione ed efficienza.








