Secondo l’allarme di Giorgio Marsiaj, presidente dell’Unione industriali di Torino, la fattura energetica italiana potrebbe salire da 40 a 100 miliardi di euro. Per questo serve che la politica si occupi di energia. Sono l’allarme e l’appello di lanciati. «La crisi energetica ci ha sorpresi. Cinquant’anni dopo la crisi del 1973, quando eravamo dipendenti dal petrolio arabo, ci siamo fatti nuovamente sorprendere da una dipendenza: dal gas russo. Per peggiorare la nostra condizione di paese povero di fonti primarie, abbiamo fatto un referendum sul nucleare e uno sulle trivelle. Cassando entrambi», ha affermato durante l’assemblea dell’associazione.
«Adesso la crisi: potrebbe accrescere da 40 a 100 miliardi nel 2022 la fattura energetica e la differenza di 60 miliardi – sono 3 punti di Pil – sta affondando bilanci di famiglie e imprese, in tanti casi spingendole sull’orlo della chiusura, cominciando dalle più piccole; mortificherà i consumi, ci sta trascinando in recessione», ha affermato Marsiaj, ricordando che «la Francia ha una autonomia energetica invidiabile. La Germania, senza il nostro debito, ha usato il suo spazio fiscale per sostenere imprese e famiglie con 200 miliardi: ne fa un uso non concordato, ma se lo può permettere». Alla luce di questo «in Italia la latitanza della politica energetica deve finire. I politici si facciano carico della sostenibilità energetica come emergenza nazionale», ha concluso Marsiaj.








