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I conflitti e il ruolo dell’Italia | L’analisi di Angelo Panebianco

Giorgia Meloni è troppo accorta per non avere compreso in anticipo che la sua partecipazione di basso profilo (collegamento online anziché presenza fisica) al vertice di Kiev avrebbe innescato tante critiche”.

Lo scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera osservando come “per ragioni sia internazionali che interne (all’Italia), la «postura» del governo Meloni in politica estera potrebbe subire qualche significativo aggiustamento.

Per un lungo periodo, dopo la formazione del governo, la premier ha potuto (e saputo) muoversi con autorevolezza sulla scena internazionale.

Al punto che la stampa occidentale, per tradizione assai poco tenera con l’Italia, le ha riconosciuto a più riprese un ruolo internazionale di rilievo.

Nel caso della ricostituzione di un forte asse franco-tedesco il ruolo dell’Italia ne uscirebbe ridimensionato.

Nell’immediato pesano, da un lato, il «ritorno» della Germania e, dall’altro, il braccio di ferro fra Trump e l’Europa.

Il ritorno sulla scena europea di un autorevole governo tedesco toglie spazio alla von der Leyen, alla presidente della Commissione europea con cui Meloni ha stabilito un legame stretto.

Trump, a sua volta – osserva l’editorialista – è per Meloni un’arma a doppio taglio.

Da un lato, il suo rapporto privilegiato con l’attuale presidente americano dovrebbe in teoria consentirle di svolgere un ruolo di mediazione fra America ed Europa.

Dall’altro lato, se l’imprevedibile Trump scegliesse un riavvicinamento all’Europa (fine della guerra dei dazi), Meloni si ritroverebbe senza ruolo e, per giunta, oberata da un legame speciale con un presidente americano assai poco popolare in Europa e in Italia.

Se, per contro, il riavvicinamento non ci fosse sarebbe facile per gli avversari, italiani e non, bollarla come «traditrice» dell’Europa.

Ma, in ultima istanza, il futuro ruolo internazionale dell’Italia sarà deciso da due fattori.

Il primo, su cui l’Italia può fare qualcosa ma non molto, riguarda gli equilibri che si daranno fra i Paesi europei per effetto della loro evoluzione interna nonché gli equilibri fra Europa e America.

Il secondo – conclude – riguarda l’evoluzione degli orientamenti dell’opinione pubblica italiana (su Kiev come sul riarmo europeo).

Orientamenti che il governo può in parte influenzare ma di cui, soprattutto, e inevitabilmente, subisce l’influenza”.

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