“È una situazione molto complessa. È doveroso fare una premessa: una cosa è la richiesta di chiusura dello stretto di Hormuz e una cosa è attuarla, anche dal punto di vista militare. Stando alla situazione attuale, l’Europa e tutto l’Occidente è impaurito dalle possibili conseguenze di questo atto. Fa più effetto il fatto che sia stato richiesto da parte del Parlamento iraniano perché già questo basta per infiammare i mercati e avere conseguenze che peseranno sui consumatori”.
Lo sottolinea all’Adnkronos Francesco Sassi, ricercatore in geopolitica dell’energia all’Università di Oslo.
“I mercati energetici europei e asiatici saranno quelli maggiormente colpiti. Andiamo verso una settimana di fuoco. Si tratta di economie europee già zavorrate dal debito pubblico, da una crescita sfibrata. Sull’energia ci accorgiamo che non pesano solo la guerra tra Russia e Ucraina. L’Europa si trova a giocare una partita con le spalle al muro. Nello stretto di Hormuz e nel Golfo Persico in generale, ci sono i paesi produttori di gas e petrolio più grandi al mondo. A questo si aggiunge una situazione di grande squilibrio sui mercati internazionali e questo crea ancora più preoccupazione, perché l’Europa ha basato la sua strategia di diversificazione dall’energia russa su fonti alternative e partner commerciali alternativi. Se la situazione del Golfo Persico andasse fuori controllo, una parte importante dei mercati alternativi dell’Europa sarebbe compromessa. La prossima settimana potremmo avere già forti ripercussioni sui mercati. È la variabilità politica e l’instabilità, prima che ancora quella economica, a rendere instabile e più pericoloso questo frangente”.








