Prima la cena di gala a New York di fine settembre con il patron di Tesla, Elon Musk, a cui sono seguiti incontri con il fondatore di OpenAi, Sam Altman e con i ceo di Google-Alphabet, Sundar Pichai, e di Motorola, Greg Brown.
Qualche giorno dopo, la visita a Palazzo Chigi del ceo di BlackRock Larry Fink, capo del più grande asset manager del mondo che ha appena superato il record di 11,5 trilioni di dollari di masse.
Solo 24 ore dopo dal faccia a faccia con il fondatore della «roccia nera», nella sede del governo ha fatto capolino anche il vicepresidente di Microsoft, Brad Smith, che ha fatto da apripista al probabile meeting di fine mese di Giorgia Meloni con il numero del colosso americano Satya Nadella (il top manager sarà a Roma al Microsoft AI Tour).
In solo due settimane, scrive MF-Milano Finanza, la premier ha visto metà dei protagonisti della grande finanza di Wall Street che da soli possono cambiare le sorti del mondo.
La Meloni, che nei mesi scorsi a palazzo Chigi ha ricevuto la visita anche di Bill Gates, ha ben tesorizzato i lavori di inizio estate del G7 di Borgo Egnazia, in cui in Italia hanno fatto capolino molti dei big con cui ora il primo ministro ha stretto o si prepara a fare affari.
Singoli deal multimiliardari, ma non solo.
I faccia a faccia con il gotha della finanza a stelle e strisce rappresentano per palazzo Chigi anche un ottimo biglietto da visita da esibire sui mercati finanziari.
Difficilmente quest’anno l’Italia centrerà il target dell’1% di crescita, è sotto osservazione di Bruxelles per deficit eccessivo e si prepara a fronteggiare mini-manovre correttive fino a fine 2026, quando oltretutto finiranno gli euromiliardi del Pnrr.
In più, il Paese ha aperto i cantieri triennali delle privatizzazioni da 20 miliardi di euro in cui il Paese, dopo aver venduto il 2,8% di Eni e piazzato altre due tranche delle quote di Mps (è in pipeline il 14,5-15% di Poste), metterà sul mercato altre quote delle partecipate pubbliche.
Servono dunque soldi e tanti. Ma prima di tutto fiducia da parte dei grandi gestori globali, gli stessi che hanno già investito miliardi nelle obbligazioni governative del Paese con il quarto debito pubblico più alto del mondo e hanno espresso preoccupazioni per il cambio delle regole in corsa con la legge Capitali che impatta sulla governance delle quotate di Piazza Affari.
Se Palazzo Chigi ha bisogno di risorse per finanziare la crescita e l’abbattimento del debito e di credibilità per dimostrare che l’Italia è tornata attraente per i grandi capitali esteri, BlackRock&C sono in cerca non solo di affari e rendimenti, ma anche di rassicurazioni per la buona riuscita dei propri investimenti nel Paese.
Nelle ultime settimane la premier ha portato a casa l’accordo fra Cdp Venture Capital e OpenAi che investirà nelle startup italiane attraverso il «Fondo Artificial Intelligence» da un miliardo di euro di Cassa, il più grande investimento mai fatto da Microsoft in Italia e la futura salita di BlackRock sopra il 3% della «strategica» Leonardo.
Nei prossimi due anni Microsoft spenderà 4,3 miliardi di euro per espandere la propria infrastruttura di data center e di AI nel Nord del Paese, asset che diventeranno una delle più grandi area data center del gruppo americano in tutta Europa.
Ai centri italiani è interessato anche Fink che per conto di Joe Biden sta mettendo a terra il programma da 600 miliardi di dollari di investimenti americani della piattaforma Partnership for «Global Infrastructure and Investment».
È un’iniziativa nata in ambito G7 per potenziare le infrastrutture energetiche, digitali e tecnologiche nei Paesi emergenti.
Fra questi c’è anche l’Africa, su cui sta puntando anche la Meloni con il piano Mattei, un piano a sua volta in cerca risorse per finanziare tutti i progetti di sviluppo che faticano a essere avviati con i Paesi del continente.
Sul tema Fink e Microsoft si stanno muovendo in tandem. Tramite la controllata Gip (l’ex padrone di Italo, ora al 35% dei treni veloci Ntv con Aponte), BlackRock ha appena lanciato con il gruppo di Redmond e la società degli Emirati Mgx la «Global AI Infrastructure Investment Partnership» (Gaiip), a cui Nvidia presta il suo know-how tecnico.
L’obiettivo? Raccogliere 30 miliardi di dollari di capitale di private equity per mobilitare fino a 100 miliardi da investire nei data center del G7 indispensabili alla sfida mondiale dell’intelligenza artificiale generativa.
Questi centri verrebbero poi dati in affitto ad operatori tipo Amazon, Apple, OpenAI (e alla stessa Microsoft) che sono i principali utilizzatori dei super computer.
L’Italia è l’oggetto degli investimenti a stelle e strisce di BlackRock non soltanto per le infrastrutture digitali ed energetiche.
Il gestore è in trattative con Sace per gestire fino a 3 miliardi di asset e al centro dei colloqui fra Fink e Meloni ci sono state anche le «infrastrutture di trasporto».
Del cantiere privatizzazioni fa parte pure la vendita di quote di Rfi.
Tramite Gip, che in giro per il mondo investe anche nei porti insieme a Msc, BlackRock potrebbe essere quel capitale paziente che con un sistema di Rab modello Terna potrebbe entrare nel capitale della società che gestisce la rete ferroviaria.
BlackRock non è l’unico grande fondo della finanza Usa con cui palazzo Chigi è in affari.
Quest’estate, dopo lo scorporo della rete telefonica da parte di Tim, il Mef ha rilevato il 16% di Fibercop, la società dell’infrastruttura controllata con il 37,8% da Kkr.
Sempre nelle grandi infrastrutture di Stato, un ruolo rilevante lo sta giocando anche Blackstone, altro colosso americano del private equity da 1,1 trilione di dollari di masse.
Blackstone – che fino a ora in Italia ha investito circa 15 miliardi di dollari – ha partecipato al veicolo Hra controllato da Cdp, che con Macquarie nel 2022 ha riportato Autostrade nella galassia pubblica, dopo il ventennale regno dei Benetton.








