A maggio le vendite al dettaglio su base annua sono aumentate in valore dell’1,3% ma diminuite in volume dello 0,3%.
In pratica gli italiani, a causa della crescita dei prezzi, hanno speso di più per comprare di meno.
Secondo i dati diffusi dall’Istat, su base mensile si è registrata una riduzione sia in valore (-0,4%), sia in volume (-0,5%), con un calo consistente soprattutto per i beni alimentari (-0,9% in valore, –1,2% in volume).
Ma se il calo congiunturale è legato al confronto con un mese nel quale è caduta la Pasqua, su base annua per gli alimentari si segnala un aumento della spesa del 2,5% per un calo in volume dei prodotti acquistati dello 0,4%.
Le famiglie, a fronte di questa situazione, guardano sempre di più alla grande distribuzione e all’interno di questa ai discount alimentari, con un aumento della spesa in valore a maggio su base tendenziale del 4,5% a fronte dell’1,3% delle vendite complessive.
Le associazioni del commercio hanno espresso preoccupazione per la stagnazione dei consumi e per il calo delle vendite registrato soprattutto dai negozi più piccoli, sottolineando il rischio di desertificazione commerciale a fronte della chiusura delle imprese più piccole.
Una speranza di ripresa dei consumi arriva dai saldi che partono domani in tutta Italia ad eccezione di Trento e Bolzano.
Secondo un sondaggio Confesercenti Ipsos già oltre sei italiani su dieci hanno pianificato di fare acquisti con un giro d’affari stimato di 3,5 miliardi di euro e un budget medio previsto di 218 euro.
Oltre la metà di coloro che si sono detti orientati ad approfittare delle svendite (il 53% del 62% pronto a comprare in saldo) ha dichiarato che comprerà calzature, mentre il 50% guarderà all’abbigliamento.
Per quanto riguarda i beni non alimentari, l’Istat spiega che si registrano variazioni tendenziali eterogenee tra i vari gruppi.
Gli aumenti maggiori riguardano i prodotti di profumeria, cura della persona (+4,3%) e foto ottica e pellicole, supporti magnetici, strumenti musicali (+2,7%) mentre i cali più consistenti si osservano per cartoleria, libri, giornali e riviste (-3,5%) e dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (-2,6%).
Rispetto a maggio 2024, il valore delle vendite al dettaglio è in aumento per la grande distribuzione (+3,2%), risulta in calo per le imprese operanti su piccole superfici (-0,4%) e il commercio elettronico (-0,9%), ed è stazionario per le vendite fuori dai negozi.
Le associazioni dei consumatori segnalano le difficoltà nelle quali si trovano le famiglie costrette a svuotare il carrello, mentre quelle delle imprese del commercio chiedono interventi sul fronte fiscale per dare fiato alle famiglie e incentivare la ripresa dei consumi.
“I segnali positivi che arrivano dal mercato del lavoro, dall’inflazione e dalla riduzione dei tassi di interesse,” sottolinea la Confesercenti, “non sono, per ora, sufficienti a sostenere l’auspicata ripresa dei consumi. Occorre intervenire con una riforma fiscale che alleggerisca davvero il carico sulle famiglie, dando i necessari sostegni alle attività di vicinato”.
Per i settori come l’abbigliamento, le calzature ed i mobili, da tempo in difficoltà, afferma la Confcommercio, la tendenza rimane negativa e le speranze di un recupero continuano ad essere affidate alla stagione dei saldi.








