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Gli hotel “post virus” puntano su privacy e personalizzazione

Una delle incognite più grandi del post Coronavirus sarà anche l’industria alberghiera. Il comparto è fermo ormai da un paio di mesi e il futuro ancora non è ben delineato. Federalberghi ha chiesto lo stato di crisi, ma dall’altra parte ci sono degli operatori del settore già pronti a ripartire seguendo direttive ben precise e i protocolli di sicurezza imposti. “L’Oms ha condiviso linee guida operative per la gestione del Covid nel settore hospitality – Così, citato da Il Sole 24 Ore, Giorgio Palmucci, past president di Confindustria Alberghi e presidente Enit – ma è in via di definizione come ci si dovrà organizzare per garantire la sicurezza. Intanto sono già numerosi i tavoli aperti dagli albergatori per condividere percorsi possibili: pensando alla prossima stagione che si concentrerà sul turismo domestico, con il 90% delle strutture che necessiterà di adeguamenti soprattutto negli spazi comuni”.

La domanda che nasce spontanea è sapere chi viaggerà nei prossimi mesi, passata la crisi, e con quale spirito. Le parole chieve saranno lentezza e privacy, poi un nuovo rapporto con la natura e lo svago. Un’idea, cita Il Sole, arriva dall’Hotel Seehof sul lago Flötscher Weiher, vicino a Bressanone che ha lanciato l’idea dell’ “hotel-detox” per allontanare lo stress da coronavirus e le tossine negative in generale. Stile, design, il modello è quello dello Slow Living, ovvero avere più tempo per se stessi. Da Nord a Sud. Accade anche a Borgo Egnazia a Fasano (Brindisi), dove è stato ricostruito un borgo pugliese ,in cui è stata realizzata una piazza che è il cuore pulsante della vita di tutta la struttura.

“Numerosi brand internazionali hanno da tempo abbandonato la logica delle linee guida che prevedevano in diverse città gli stessi format, con mood e design riconoscibili. In generale oggi si privilegia la personalizzazione e l’unicità nel rapporto con l’ospite – racconta a Il Sole 24 Ore – Fabio Basile, socio dello Studio Marco Piva che sta progettando una decina di hotel in Italia – che diventa il protagonista e per lui si costruisce la guest experience. I nuovi hotel si progettano considerando gli ospiti del futuro, cercando di offrire comfort e servizi per trattenerli il più tempo possibile nella struttura”. Basile spiega che questi alberghi rispettano gli standard di sicurezza, sono attrezzati per lo smart working, hanno librerie, lounge bar, cigar room, sale video. Tutto il necessario per il relax totale dopo questo periodo di emergenza.

Insomma, si tratta di format innovativi che spesso nascono in strutture di piccole dimensioni. Non secondario il tema delle tecnologie digitali, come spiega a Il Sole Sigurdur Thorsteinsson, partner & chief design officer Design Group Italia. “La tecnologia deve essere al servizio dell’uomo e non viceversa considerando ogni intervento in modo complesso e mettendosi nei panni del visitatore e dell’esperienza che vuole provare. Ecco che l’approccio integrato e user centric, si presta anche a ripensare gli spazi per un futuro post-Covid19, che vedrà un cambiamento delle abitudini, delle esigenze degli ospiti ma anche dello staff e che inciderà a 360° su tutto l’ecosistema di un hotel – precisa Thorsteinsson che poi cita il – Public Hotel di New York, progettato da Herzog & De Meuron e voluto da Ian Schrager, fondatore di Studio 54, per ricordare le sperimentazioni in corso in tema di luxury hotel accessibili. Non bastano né il linguaggio estetico, né materiali costosi – conclude – servono idee, bisogna generare occasioni di esperienze uniche”.

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