Su Libero Mario Sechi plaude invece il governo per non aver mandato un contingente in Groenlandia e critica a sua volta la sinistra italiana.
“Attaccano Giorgia Meloni” – scrive – “mentre si stanno attaccando al tram. Sono così inadeguati da non accorgersi che è la premier italiana ad aver assunto un’iniziativa centrale in questa storia: non ha commesso l’errore di inviare soldati in una spedizione tragicomica in Groenlandia, ha evitato la furia di Trump sui dazi, ma questo non le ha impedito di dichiarare che la reazione della Casa Bianca con l’aumento delle tariffe è un errore, ha parlato con il presidente americano e ha assunto il ruolo di mediatore tra gli incendiari (Macron in testa), per tentare una de-escalation più che mai necessaria.
Sono in gioco le relazioni transatlantiche e non a caso Yaroslav Trofimov, capo corrispondente per gli affari esteri del Wall Street Journal, ha rilanciato su X le parole di Meloni, sono un tentativo realista di de-escalation.
La spedizione militare in Groenlandia è stata un fiasco diplomatico, una mossa infantile, il tentativo di mostrare i bicipiti di fronte all’America, non credibile (e irritante, le cose vanno lette con lo sguardo dell’amministrazione Trump, non con il pregiudizio ideologico per cui a Washington sono tutti degli idioti e noi siamo quelli che la sanno lunga, non è così e dovrebbe essere chiaro a tutti) di fronte alla nazione con un bilancio annuale del Pentagono di mille miliardi e un esercito che ha appena prelevato il presidente del Venezuela dalla sua camera da letto a Caracas.
Trump non ha invaso la Groenlandia, ha detto che la vuole acquistare e le soluzioni intermedie esistono, Con Trump si negozia, perché quello che abbiamo da perdere non è la Groenlandia (che resta un problema strategico americano, comunque la pensino i cervelloni di Bruxelles), ma un rapporto economico con gli Stati Uniti ancora molto vantaggioso per l’Europa e una partnership nella difesa necessaria per proteggere il nostro fianco orientale dalle minacce della Russia”.








