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Giuseppe Tosi (Confindustria Centro Adriatico): «L’arrivo dei fondi pubblici è tardivo per il distretto calzaturiero marchigiano»

Arrivano i fondi pubblici, ma per il distretto calzaturiero marchigiano potrebbe essere troppo tardi. I 4 milioni di euro stanziati dalla Regione Marche per finanziare progetti di riqualificazione delle aziende, all’interno dell’accordo di programma “area di crisi industriale complessa del distretto pelli-calzature fermano-maceratese”, saranno disponibili nei prossimi mesi.   

Il problema, si legge su MF Fashion, è che la dichiarazione dello stato di crisi risale all’estate del 2018 e da allora la situazione è peggiorata. Il risultato è una nuova ondata di dissesti. L’ultimo in ordine cronologico riguarda la Giancarlo Paoli, azienda di Porto Sant’Elpidio, la cui richiesta di concordato è stata accolta dal Tribunale di Fermo in data 18 dicembre. Il caso di Paoli si aggiunge a un nutrito elenco di realtà in crisi che, nel solo 2020, ha visto entrare in concordato nomi come Melania, Spring e Rdb (marchio Dino Bigioni), mentre tra le dichiarazioni di fallimento compaiono quelle dei calzaturifici Solare e Gianros e dei suolifici Euroinga e Gmt.

Un 2020 da dimenticare per la regione numero uno nell’industria delle  scarpe, con una quota stimata pari a un terzo della produzione nazionale.  “Parlando con gli imprenditori emerge che chi ha perso il 30% è andato già bene”, ha spiegato a MFF Giuseppe Tosi, direttore di Confindustria Centro Adriatico (Fermo e Ascoli Piceno). “Del resto, l’84% della nostra produzione va all’estero, e in questo momento non esistono mercati in ripresa”. Di conseguenza, la possibilità di accedere a fondi pubblici per ristrutturare le aziende, creare nuovi capannoni o dotare quelli esistenti di tecnologie avanzate, si scontra con l’assenza di ordinativi.

Si è aggiunta poi la beffa degli sgravi contributivi al 30% sulle assunzioni, agevolazione contenuta nel Dl Agosto, che però è stata riconosciuta dall’Abruzzo in giù, escludendo così le Marche. Una decisione che fa temere, peraltro, la fuga oltre regione. “Lo strumento “area di crisi complessa” non è più idoneo”, ha rimarcato Tosi. “Il blocco dei licenziamenti ha poi contribuito a peggiorare lo stato finanziario delle imprese. Se non si permette di ristrutturare, diventa impossibile ipotizzare la ripartenza degli investimenti”, ha concluso il dg.  

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