“Si parla tanto, forse troppo, spesso certamente a sproposito di sostenibilità e poi ti accorgi, leggendo i dati in controluce, che l’azzardo morale della finanza la fa sempre da padrone rispetto all’economia reale. E allora viene da chiedersi dove sia la responsabilità sociale, tanto nelle grandi aziende quanto nelle grandi banche, se oggi il nostro Paese, si trova, durante una fase drammatica causata da un’imprevedibile emergenza sanitaria, a dover fare i conti con un quadro finanziario pericolosissimo – commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora – le operazioni in derivati vengono realizzate per coprire le attività finanziarie, sia quelle del settore pubblico sia quelle del settore privato, da scenari avversi e da rischi, ma il quadro è fuori controllo e nessuno alza la mano per fermare questo gioco potenzialmente dannosi per la collettività”.
Secondo l’analisi del Centro studi dell’associazione, basato su dati della Banca d’Italia, l’ammontare complessivo delle perdite potenziali derivati finanziari in Italia è passato dai 309,3 miliardi del 2019 ai 250,1 miliardi del 2020, con una contrazione di 59,3 miliardi (-19,19%). I dati si riferiscono alle passività sui bilanci, vale a dire le operazioni potenzialmente in perdita. Si osserva una convergenza di massima tra il settore pubblico e quello privato, con la sola eccezione delle imprese. Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, i derivati in perdita sono calati di 8,6 miliardi (-21,28%) da 40,5 miliardi a 31,9 miliardi: sono diminuiti sia i derivati dello Stato centrale, passati da 31,2 miliardi a 28,3 miliardi con una discesa di 8,4 miliardi (-21,62%), sia i derivati degli enti locali, passati da 1,1 miliardi a 924 milioni in calo di 141 milioni (-10,96%).
Per quanto riguarda i privati, si è invece registrata una diminuzione complessiva di 50,7 miliardi (-18,87%) da 242,2 miliardi a 197,4 miliardi. I derivati in perdita presenti sui bilanci delle aziende, dato in controtendenza rispetto all’andamento generale, sono aumentati di 2,9 miliardi (+21,94%) da 12,8 miliardi a 14,7 miliardi, quelli delle banche sono arretrati di 53,5 miliardi (-21,09%) da 214,2 miliardi a 181,2 miliardi, quelli delle assicurazioni sono calati di 105 milioni (-6,94%) da 671 milioni a 598 milioni. In discesa anche la piccola quota di derivati “in mano” alle famiglie che sui loro bilanci hanno perdite potenziali per 68 milioni in calo di 1 milione (-1,45%) rispetto ai 69 milioni di un anno fa.
“L’Italia, più di altri paesi europei – osserva il vicepresidente di Unimpresa – cammina sul crinale del baratro: la nostra economia ha pagato più di tutti in Europa i danni cagionati dal Covid e adesso, mentre ci accingiamo a ripartire, anche se lontani dall’uscita del tunnel, scopriamo di avere una zavorra pesantissima, una minaccia inattesa che può pregiudicare il piano di ripresa e resilienza a cui sta lavorando il governo”








