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Giovanni Orsina, direttore School of Government della Luiss: “Ora la Meloni non ha rivali”

«Giorgia Meloni continuerà a dare le carte: per il momento non ci sono alternative». Intervistato da Federico Novella per La Verità del 29 gennaio, Giovanni Orsina, storico e politologo, direttore della School of Government della Luiss Guido Carli, effettua una radiografia approfondita degli attuali leader: «Nonostante gli scossoni, la leadership meloniana è integra. Con ogni probabilità, il premier non resisterà alla tentazione di candidarsi alle Europee: difficilmente un politico rinuncia alla possibilità di rafforzare il proprio potere».

«L’eredità di Berlusconi oggi è in capo al presidente del Consiglio, il premierato ne rappresenterebbe la certificazione». Professore, nel suo libro Il Berlusconismo nella storia d’Italia (Marsilio) ha raccontato luci e ombre di 25 anni di storia politica italiana. Qual è il principale lascito di Berlusconi nella politica di oggi? «Anzitutto, dobbiamo riconoscere che Silvio Berlusconi è stata una figura di primaria grandezza, emblema di una fase storica –gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso. Se oggi siamo ciò che siamo, lo dobbiamo a lui, nel bene e nel male. Con l’esperienza berlusconiana il modo di fare politica è cambiato per sempre: nella centralità della leadership e nelle forme della comunicazione. Innovazioni che continuano a svilupparsi, a destra in maniera più naturale, a sinistra con maggior fatica».

Al Cavaliere si deve la fondazione del bipolarismo, che negli anni sembra essersi smarrito? «Sì, ma dopo un decennio di pausa, adesso il bipolarismo si sta ricostituendo. Inizia ad esserci di nuovo una chiara contrapposizione tra due schieramenti. Peraltro, fondando il bipolarismo, Berlusconi ha “scoperto” e al contempo costruito l’elettorato di destra. Un elettorato che esisteva già prima del ’94, ma non aveva trovato un’espressione politica. Era presente nei media, semmai – Il Giornale di Montanelli, ad esempio, o il Giornale Radio 2 di Gustavo Selva».

Che vuoti ha lasciato il Cav?  «Ha alimentato l’antipolitica, facendone – paradossalmente – uno strumento politico. Ma poi l’antipolitica gli è sfuggita di mano e ha fatto parecchi danni. Poi, non siamo ancora stati in grado di completare il nostro edificio costituzionale, in modo che il bipolarismo abbia un ancoraggio normativo».

Dunque se il governo Meloni introdurrà il premierato, possiamo dire che l’eredità berlusconiana verrà pienamente messa a frutto? «Sarebbe un passo in avanti in quella direzione. Da questo punto di vista, oggi Giorgia Meloni è indiscutibilmente l’erede di Berlusconi. Del resto, un buon pezzo dell’elettorato berlusconiano dei tempi che furono oggi vota Fratelli d’Italia. E questo è un fatto, nonostante le innegabili, notevolissime differenze politiche e stilistiche che sussistono tra i due personaggi».

Berlusconi era considerato un federatore, Meloni no. «Berlusconi non è mai stato un uomo di partito. Anche grazie alle sue notevolissime risorse extrapolitiche – aziendali, finanziarie, mediatiche –poteva permettersi di essere leader della coalizione almeno tanto quanto lo era di Forza Italia. Meloni è una politica di professione, e politica di partito, molto più che di coalizione. Questa differenza poi è rafforzata dall’indole diversissima dei due. Berlusconi era figlio degli anni Ottanta, trasudava ottimismo, apertura e libertà; oggi il mondo è cambiato, la parola d’ordine non è più “libertà” ma “sicurezza”».

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