Da a inizio pandemia il Covid ha ucciso in Italia “più della Seconda Guerra Mondiale”. Lo ha detto il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, intervenuto all’inaugurazione dell’Anno Accademico 2021-2022 dell’Università Politecnica delle Marche dove ha tenuto una lectio magistralis su demografia ed economia.
Oltre 145mila decessi
Blangiardo ha ricordato gli oltre 145mila decessi segnalati al Sistema di Sorveglianza Nazionale integrata Covid-19 dell’Iss, associati alla diagnosi di infezione da Sars-CoV-2 e avvenuti entro il 31 gennaio 2022, cifra inferiore alle vittime registrate in Italia “nella parte centrale della Seconda Guerra Mondiale, dal 10 giugno 1940 all’8 settembre 1943”.
“In termini di vite umane ha avuto effetti superiori alla Seconda Guerra Mondiale”.
La crisi demografica
Nella sua relazione ha rilevato che l’economia si sta riprendendo dagli effetti del covid, ma, oltre allo scenario delineato dalla guerra, il Paese deve affrontare una crisi demografica: “la popolazione italiana, cresciuta dall’Unità italiana fino al 2014, sta tornando indietro. Da 61 milioni di abitanti siamo arrivati a 58, come nel 2005.”.
E in proiezione si dovrebbe arrivare a “47,6 milioni nel 2070”. Uno scenario sul quale incidono denatalità e il conseguente invecchiamento della popolazione: “si stima che nel 2050 il 35% degli abitanti avrà 65 o più anni, che i giovani fino a 14 anni scenderanno all’11,7% e che la popolazione attiva compresa tra i 15 e i 64 anni sarà del 53,3%. Tra 50 anni, secondo le previsioni, “aumenteranno gli anziani e ci saranno famiglie sempre più piccole che contribuiranno sempre meno al welfare.
In particolare, nel 2050 l’età media degli abitanti sarà di 50,7 anni, le persone destinate a vivere sole nel 2040 saranno 10,3 milioni e nel 2058 si registrerà il livello minimo di nascite e quello massimo di decessi”. “Senza prefigurare scenari pessimistici – ha concluso Blangiardo – occorre prendere atto della realtà ed impostare fin da ora una politica che tenga conto di questi fenomeni”.








