“Vi posso confermare da neo-presidente che le Autostrade dell’Alto Adriatico sono senz’altro una rete viaria strategica per il nostro Paese“. Inizia con queste parole l’intervento di Gabriele Fava, Presidente Autostrade Alto Adriatico, durante il panel “La realizzazione delle grandi infrastrutture” che si è tenuto agli Stati Generali della Ripartenza organizzati a Bologna dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia.
“Questo perché – ha continuato il Presidente – oggi dai Paesi limitrofi, come Germania, Austria, Slovenia e Svizzera, entrano tutti nel nostro Paese attraverso le Autostrade. Ma è strategica per l’Italia anche per un altro motivo, perché bisognerà andare verso una mobilità circolare, quindi mettendo insieme non solo la rete autostradale, ma anche la rete ferroviaria e la via aerea, in modo che si mettano a sistema tutti gli stakeholder in modo efficace“.
I dati di riferimento
“Vi indico alcuni dati sulle autostrade dell’Alto Adriatico: sono lunghe circa 250 km, ogni anno passano circa 50 milioni di veicoli, ad oggi c’è un incremento del 5,6% di traffico rispetto al 2022, quindi sono dati positivi da una parte ma da governare dall’altra“.
Il punto di svolta
“Dobbiamo imparare a vedere le autostrade non più come un soggetto passivo, ma in realtà come un acceleratore delle eccellenze, dei servizi, dei beni offerti dai territori. L’Autostrada dell’Alto Adriatico collega le regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia e vorremmo valorizzare sempre di più le eccellenze di questi due territori, attraverso ad esempio le aree di servizio, che possono diventare i primi acceleratori dove far conoscere in primis le aree archeologiche, gli eventi, le iniziative dei territori, come la Milano-Cortina, la stagione invernale, ma anche la stessa Barcolana. Tutti eventi che se portati a conoscenza ancora meglio anche attraverso le Autostrade riescono a creare una economia aggiuntiva che fa bene ai territori, alle Regioni e al nostro Paese“.
“Questo è l’intento che ci siamo prefissi da qui ai prossimi anni. Ricordo che quella di Autostrade dell’Alto Adriatico è la prima concessione in house che è stata creata e ha durata trentennale con dei finanziamenti a tendere che si avvicinano al miliardo di euro, con una grande stabilità e affidabilità per poter fare. Bisogna iniziare a ingenerare una nuova cultura a proposito delle autostrade“.
Ultimare la terza corsia
“La nostra mission è proprio quella di ultimare l’ultimo tratto della terza corsia, abbiamo 95 km dei quali il 60% è stato già ultimato con svariati lavori, ora la nostra sfida è ultimare la terza corsia con l’ultimo 40%“.
“Questo perché l’Autostrada dell’Alto Adriatico è diventata la porta del nostro Paese con un aumento del traffico e un aumento del rischio di incidentabilità che bisogna contenere. E si contiene proprio con la realizzazione della terza corsia. Abbiamo i dati del primo 60% e sono molto incoraggianti, perché hanno ridotto drasticamente il rischio di incidentabilità nella nostra area, ma comporta l’ultimazione. E l’ultimazione è anche una sfida di sostenibilità e di digitalizzazione. Stiamo andando avanti con vari progetti come lo sviluppo di aree green per circa 100 ettari, bacini di raccolta e impianti di trattamento di acque di piattaforme, barriere fonoassorbenti, ma anche reti, dati connessi con tutti gli impianti installati dai caselli. Ecco perché la rete autostradale deve dialogare con tutte le altre infrastrutture“.








