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“Riforma Costituzionale, speriamo sia la volta buona”. Il costituzionalista Francesco Saverio Marini nominato Consigliere giuridico di Palazzo Chigi | L’analisi

«Speriamo che questa sia la volta buona». Queste le parole di Francesco Saverio Marini, il costituzionalista cinquantenne e firma del nostro Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia , scelto dalla premier Giorgia Meloni come consigliere giuridico a Palazzo Chigi, incarico che svolge a titolo gratuito, spiega quale sarà l’argomento principale al tavolo sulle riforme – dove si parlerà di presidenzialismo, semipresidenzialismo e neoparlamentarismo – convocato per domani dalla Presidente del Consiglio.

«È un tavolo importante che mi auguro possa portare finalmente ad una riforma della Costituzione nel senso della stabilità dei governi. Prima di questo esecutivo molti altri ci hanno già provato, fallendo».

Quel giorno, infatti, la premier avvierà il confronto con le opposizioni, convocate nella sala della Biblioteca. «Attraverso il confronto» dice Marini «si definirà il punto di caduta per adottare la soluzione che sia il più possibile condivisa, credo che ci si arriverà tra non molto tempo».

Sul tappeto ci sono tre ipotesi, tre “ricette per accrescere la stabilità dei governi”: il presidenzialismo con l’elezione diretta del Capo dello Stato anche in veste di premier, il semipresidenzialismo alla francese, e il neoparlamentarismo che prevede» spiega Marini «il rafforzamento dei poteri del premier, la sua elezione diretta e la sfiducia costruttiva».

«Non è in discussione il bicameralismo», aggiunge il giurista, che è docente di Istituzioni di diritto pubblico all’università romana di Tor Vergata, ateneo del quale è anche prorettore, oltre che avvocato amministrativista con avviatissimo studio ai Parioli, solida clientela di grandi imprese, Regioni e pubbliche amministrazioni, partiti politici, Comuni e municipalizzate.

L’ipotesi di superare il bicameralismo «non è contemplata da nessuno dei programmi del centrodestra, e tra l’altro è un sistema parlamentare abbastanza diffuso nel mondo», prosegue il giurista, figlio dell’ex presidente della Consulta Annibale Marini ed abituato fin da giovanissimo alla frequentazione dei “palazzi romani” dove ha ricoperto molti incarichi. È stato, ad esempio, capo della Segreteria tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Antonio Catricalà, consigliere all’Autorità antitrust, e fino a pochi giorni fa vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti.

Se dunque, l’idea cara a Matteo Renzi di dare una spallata a Palazzo Madama è definitivamente archiviata, «sulla stabilità dei governi si può invece lavorare, per accrescerla» ragiona Marini. Si pensa a un premio di maggioranza? «Ci sono varie ipotesi in campo» conferma Marini «ma io sono un tecnico e non posso aggiungere altro, quando sarà fatta la scelta politica il mio compito sarà quello di renderla praticabile al meglio, osservo certamente che quello della stabilità è il vero macro-problema».

Tra gli altri incarichi istituzionali affidati a Marini, nel corso degli anni, figurano quello di coordinatore della Commissione per Roma Capitale del Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie; componente del comitato tecnico legislativo della Regione Lombardia; componente del gruppo di lavoro per la revisione del Codice dei Contratti Pubblici del Ministro delle Infrastrutture (2018); rappresentante del Governo italiano alla riunione Ocse dei “Members of the Network of Senior Officialis from Centres of Government” (Londra, ottobre 2012).

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