La liberazione degli ostaggi israeliani da parte di Hamas sulla base di una scenografia ostentatamente aggressiva, biecamente propagandistica, deliberatamente umiliante per le vittime impaurite e già provate da mesi di prigionia… La profanazione della foiba di Basovizza alla vigilia della Giornata del Ricordo, con scritte inneggianti nella sostanza alla pulizia etnica operata contro gli italiani dai comunisti di Tito…
In entrambi i casi, il commento accorato e dolente di molti è stato: “non abbiamo imparato nulla dalla storia”. Ma che cosa esattamente avremmo dovuto apprendere?
Si potrebbe rispondere – scrive sul Messaggero Alessandro Campi – sostenendo paradossalmente che tra le lezioni della storia la principale è che la storia non dà lezioni nel senso edificante, emancipativo e vagamente consolatorio che intendiamo abitualmente. O meglio, ne fornisce sul piano empirico-fattuale: cosa del passato tende periodicamente a ripetersi, con che dinamiche e per quali ragioni (in primis, verrebbe da dire, l’uso della violenza a fini politici). Ma non sul piano etico-pedagogico: cosa non ripetere del passato – errori, brutture, abbagli, illusioni – con l’obiettivo di diventare uomini e donne migliori.
Se una cosa dovremmo aver capito, infatti, è che al grande progresso materiale e delle condizioni di vita fatto registrare nei secoli dall’umanità non si è accompagnato un analogo e altrettanto forte progresso morale, come dimostra in particolare la storia del Novecento.
Ma si potrebbe rispondere ancora più paradossalmente che, proprio per aver meditato e appreso gli insegnamenti e le esperienze del passato, c’è chi è convinto che i primi vadano nuovamente applicati e le seconde riprese alla stregua di precedenti utili ed edificanti.
Quelli di Hamas, ad esempio, non è vero che non conoscano la storia o non ne abbiano tratto gli ammaestramenti esemplari e virtuosi che a noi, che certi fatti alle nostre spalle guardiamo con raccapriccio e riprovazione, sembrano scontati e inevitabili. In realtà, essi sanno bene quel che è accaduto agli ebrei in passato, ma ne derivano come indicazione – appunto, come lezione, perversa quanto si vuole ma così stanno le cose – che le persecuzioni di cui sono stati oggetto erano giustificate e meritate.








