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Finanza: l’arte che garantisce i prestiti, boom del +10% l’anno | Il report di Deloitte e Arttactic

L’arte diventa asset chiave nella gestione patrimoniale.

I prestiti garantiti da opere d’arte sono in crescita di circa il +10% all’anno, configurandosi come “uno strumento strategico per la gestione della liquidità, la diversificazione e la pianificazione patrimoniale.”

È quanto emerge dall’ultima edizione dell’Art & finance, report realizzato da Deloitte private e Arttactic.

In questo ambito gli Stati Uniti sono leader, mentre l’Unione Europea e il Regno Unito stanno registrando una crescita.

Il mercato dei prestiti garantiti da opere d’arte potrebbe generare fino a 2,3 miliardi di dollari di ricavi nel 2025, in aumento rispetto ai 2,2 miliardi del 2023.

A conferma di ciò, il 73% dei wealth manager (il 75% dei private banker e il 67% dei family office) ha segnalato un aumento dell’interesse dei propri clienti per i prestiti garantiti da opere d’arte nel 2025.

Il rapporto offre un’analisi dell’evoluzione del sentiment dei collezionisti, tra cui le nuove generazioni, i family office, i private banker, i wealth manager e i professionisti dell’arte.

Dallo studio emerge la crescente importanza dell’arte come asset class e come sia sempre più integrata in strategie di gestione patrimoniale e di impatto.

Cresce l’influenza dei collezionisti di nuova generazione, la diffusione dei prestiti garantiti da opere d’arte, il dibattito in corso sull’arte come investimento e le opportunità e le sfide presentate dall’innovazione digitale e dall’intelligenza artificiale nel mercato dell’arte.

Nel 2025, l’87% degli intervistati ha indicato che una delle principali motivazioni per includere la gestione dell’arte tra i propri servizi è “la crescente domanda dei clienti di una consulenza integrata, un approccio olistico che coniughi strategia patrimoniale e valore culturale, rafforzando il ruolo dell’arte nelle strategie di gestione della ricchezza.”

Le nuove generazioni, secondo il rapporto, potrebbero abbracciare la fusione tra finanza e arte, con la possibilità di gestire 992 miliardi di dollari che saranno trasferiti nelle loro mani, attraverso il passaggio generazionale.

“Un’allocazione anche modesta del 5% in arte e oggetti da collezione potrebbe comportare il trasferimento di 992 miliardi di dollari in questo mercato, ridefinendo le priorità del collezionismo per i decenni a venire.”

La ricchezza destinata all’arte, secondo lo studio, potrebbe toccare quota 3,5 trilioni di dollari entro il 2030.

Crescita che sta passando di mano tra generazioni, con circa 100 miliardi di dollari in opere d’arte e beni da collezione trasferiti ogni anno da una generazione all’altra.

“Le nuove generazioni di investitori stanno rimodellando la filantropia e la gestione della ricchezza, con nuovi approcci di investimento guidati dall’impatto, che uniscono la valorizzazione della cultura a più ampi obiettivi sociali ed esg”, si evidenzia nel rapporto.

Le nuove generazioni, cioè, “uniscono scopo e profitto.”

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