La crisi Covid-19 ha portato alla luce nodi irrisolti strutturali del nostro Paese, ma sta anche al contempo liberando energie e risorse per ripensare un rilancio della nostra economia.
Oggi dobbiamo guidare le aziende affinché reagiscano alla crisi in modo proattivo; la leadership del processo di rilancio dell’economia italiana deve essere in grado di mettere in moto le energie positive facendo fare al nostro sistema industriale ed economico un salto di qualità.
Il mio punto di osservazione è quello di un gruppo, Maire Tecnimont, che è cresciuto in tre decenni partendo dalla mia piccola avventura imprenditoriale diventando oggi una realtà quotata, internazionale, con 50 società operative e 9.300 dipendenti nel mondo di cui 3000 in Italia.
Lungo la strada abbiamo recuperato grandi competenze italiane che rischiavano di essere disperse, come quelle di Fiat Engineering.
Le nostre radici nobili – quelle di Natta e della Montecatini, all’incrocio di ricerca e industria – ci hanno consentito di portare il MADE IN ITALY dell’ingegneria nel mondo; abbiamo infatti una filiera di fornitori composta da circa 2.700 aziende e il 50% della componentistica globale acquistata dal gruppo riguarda fornitori italiani.
Maire Tecnimont si è mobilitata subito con l’arrivo della pandemia, per trovare soluzioni coraggiose per superare gli ostacoli. Abbiamo cercato di applicare alla nostra realtà quello spirito di intraprendenza e problem-solving tipico italiano, che è a mio avviso la ricetta con cui il nostro Paese deve affrontare la sfida dei prossimi mesi e anni.
Da questo mio punto di osservazione provo a lanciare due proposte attraverso il vostro Osservatorio.
La prima. L’Italia è un Paese di esportatori, l’export è il volano più veloce ed efficace per un rilancio veloce del Paese. Occorre rafforzare il supporto agli esportatori – e di conseguenza alle loro filiere di piccole e medie imprese – mediante l’export credit, sostenendo il lavoro di SACE e CDP.
Un grande piano di rilancio dell’export, che individui prodotti, tecnologie, know how, servizi di cui oggi all’estero c’è necessità, per il rilancio delle economie di tutti i Paesi del mondo, rilancio al quale l’Italia può dare un contributo unico.
La seconda. Le infrastrutture sono un punto di debolezza storico, nel nostro Paese: occorre pianificare un loro rilancio in chiave green.
Il modell di Distretto Circolare sviluppato da Maire Tecnimont attraverso la sua controllata NextChem, che ho portato come spunto agli Stati Generali dell’economia ai quali sono stato invitato e sono stato onorato di partecipare, va in questa direzione.
Il modello integra diverse tecnologie di economia circolare e chimica verde e offre una soluzione a diversi problemi: il recupero di rifiuti il cui smaltimento oggi costituisce un costo economico e sociale enorme; lo sviluppo di tecnologie innovative che possono rafforzare l’eccellenza italiana, la riduzione della dipendenza dalle importazioni di materie prime tradizionali da fonti fossili sostituendole con materie rinnovabili o circolari, di cui il Paese e’ ricco, la riduzione delle emissioni climalteranti e dell’impatto ambientale dei processi industriali.
La nostra proposta è di utilizzare questo modello per la riconversione di insediamenti produttivi dell’industria tradizionale e pesante in Italia e il rilancio dei siti di interesse nazionale.
Abbiamo nei giorni scorsi firmato un accordo con Eni per studiare la realizzazione di un progetto di questo tipo anche nel polo industriale di Taranto, oltre che presso le raffinerie di Venezia e Livorno, i cui progetti sono già partiti.
Una sfida affascinante, ma anche una grande occasione di dare un volto nuovo e una prospettiva nuova a un territorio ricco di know how.
Dobbiamo sfruttare la discontinuità di questo momento storico per lanciare una politica industriale coraggiosa, con una roadmap che porti l’Italia – già tra i Paesi leader – al primato in Europa sulle tecnologie legate all’economia circolare e green.
Queste nuove infrastrutture energetiche, di cui il Paese ha urgente bisogno, sono remunerative e possono attrarre capitali verdi esistenti e fondi esistenti, ma è essenziale progettare percorsi autorizzativi ad hoc per riconversione di questi siti industriali. La burocrazia attuale paralizza ogni nuovo progetto: occorre una revisione anti-burocratica del sistema delle procedure e autorizzazioni sui nuovi impianti, nuovi progetti e nuove tecnologie green.
Maire Tecnimont è pronta a svolgere un ruolo imprenditoriale attivo in questo nuovo ciclo industriale che richiede capitali, tecnologie e capacità di integrazione (noi siamo integratori per professione).
Con la nostra controllata NextChem, dedicata alla transizione energetica e alla chimica verde, ci poniamo a disposizione delle Istituzioni nazionali e locali per costruire un nuovo percorso industriale, un “cantiere della transizione”, che metta in campo rapidamente progetti anche ambiziosi, che possono creare indotto, nuove competenze, nuovi posti di lavoro e convertite l’economia in chiave low carbon.
Siamo pronti a fare la nostra parte scommettendo sul futuro dell’Italia e delle sue risorse migliori.








