“Mi sembra che ci sia stato un dialogo, non so se costruttivo, tra il mio presidente e il leader della Cgil. Siamo sempre disponibili al confronto”. Lo ha detto Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, in un’intervista al Corriere della Sera, parlando del confronto tra Confindustria e sindacati.
In merito alla sintonia tra sindacato e governo, secondo Carraro l’esecutivo “dovrebbe essere in sintonia sia con i lavoratori che con le imprese. Forse il sindacato è più ascoltato in questo momento. Non sono invidioso delle interlocuzioni di Landini con il governo. Ma deve ascoltare anche noi imprenditori, perché molte volte i problemi di imprese e lavoratori coincidono. Per tutti l’obiettivo è la crescita”.
“La manovra è fatta in un periodo di emergenza, con misure per cassa integrazione, Covid, ristori, si capisce l’urgenza della clausola dell’Iva, che assorbe molti miliardi, e della contingenza del Covid. Né a me né ai miei colleghi imprenditori ha scaldato l’animo: non c’è una visione di politica industriale e di ripartenza del Paese”, ha proseguito.
Il ministro dell’Economia Gualtieri, a inizio settembre, ha sostenuto che la pandemia era l’occasione per reinventare il Paese, rafforzandolo guardando al futuro, “ma ci vuole progettualità, cambiamento. Questo poteva essere l’incidente davvero per ripartire. Invece nella manovra ci sono i monopattini, le biciclette. So che il periodo è difficile, però queste misure non accontentano nessuno”, ha continuato Carraro.
Il sindacato ha ottenuto il blocco dei licenziamenti fino a fine marzo, “io sono sempre stato contrario perché alcune aziende andavano bene e potevano riassumere: serviva più flessibilità. Ma soprattutto anticipare nuove professionalità. Durante la cassa integrazione – ha spiegato – non si può fare formazione. Se occupassimo questi 3 mesi per avviare a nuove professionalità, preparare a nuovi lavori e settori, avremmo investito su questo periodo. Invece ci ritroveremo a marzo con gli stessi problemi”.
“Era il momento di mettere le mani alle regole di cui tutti ci lamentiamo. E’ drammatico tenere milioni di persone in casa, piuttosto che toccare la burocrazia, permettendo ad esempio la formazione durante la cig. Anche perché la ripresa ci sarà e sarà sostenuta. Parlo delle aziende del mio territorio: fatto salvo alcuni settori, avevamo visto una ripresa abbastanza robusta prima del secondo lockdown. C’era ottimismo. Tutto il settore dell’elettrodomestico, del legno arredo, della meccanica, stavano performando molto bene, soprattutto le esportazioni”.
Carraro ha sottolineato di condividere la centralità del lavoro invocata dal leader della Cgil Landini. “Certamente, il lavoro deve essere centrale, perché quando lo è, lo diventano anche le imprese. Abbiamo un governo che non ha premiato le aziende. Mi riferisco al reddito di cittadinanza, che è stato una politica del sussidio, non del lavoro. L’unico aspetto positivo erano i navigator, ma non li abbiamo mai visti”.
Nel pacchetto lavoro della manovra sono stati inseriti incentivi per assumere le donne al Sud. “In un mondo normale non sarebbe giusto. Non ho dati, ma in Veneto il livello di donne in azienda è buono. Se serve ad aumentare la partecipazione al lavoro, è giusto”. Gli incentivi “non bastano, c’è un aspetto culturale che al Sud tiene le donne lontano dal mondo del lavoro. Il mio primo direttore generale, nominato da mio padre Carlo era una donna e noi siamo un’azienda metalmeccanica”. Il fondo da 500 milioni stanziato per le politiche attive del lavoro “è una mancetta”. La decontribuzione fino al 2029 “servirà a qualcuno, ma il Sud non si aiuta cosi'”, ha concluso.








