I salari reali regrediscono in Italia ma la colpa non è della contrattazione salariale, che ancora riesce a mantenere una difesa dei redditi dei lavoratori.
Il problema è tutto nello spostamento dell’economia italiana verso attività a bassa produttività e bassa remunerazione.
Un tempo (anni ‘50 e ‘60) l’innovazione faceva uscire lavoratori dall’agricoltura e li spostava verso l’industria e i servizi, ossia li spostava da lavori a bassa remunerazione verso lavori a più elevata remunerazione (e maggiore produttività).
Oggi l’innovazione sta spostando lavoratori dall’industria e dai servizi ad alta remunerazione (finanza, comunicazioni, ecc.) verso servizi a bassa produttività e bassa remunerazione (ristorazione, assistenza alle persone, attività saltuarie, ecc.).
È il modello di crescita che è in discussione, non il ruolo delle parti sociali, che stanno facendo il loro lavoro, ma in un ambito che si sta restringendo sempre più.
Un salario minimo potrebbe aiutare ad arrestare questa deriva.








