Si formulano ipotesi e si inventano candidature per il successore di Fabio Panetta nel comitato esecutivo della Bce.
Si cita una presunta richiesta della presidente Christine Lagarde – di cui comunque non risulta alcuna conferma – per la designazione di una donna, da parte dell’Italia, dando in ogni caso per scontato che l’indicazione sia e debba essere di una persona italiana.
Fondamentale sarà il parere del futuro governatore Fabio Panetta il quale si trova nella condizione oggi più unica che rara di essere stato in Banca d’Italia fino al grado di direttore generale per 35 anni e in Bce per tre anni, a cui vanno aggiunti gli anni di “accompagnatore” del governatore nelle sedute del consiglio direttivo, a partire dagli inizi del primo decennio del Duemila con Antonio Fazio.
Ma importante ovviamente sarà anche il pensiero di Ignazio Visco, sul cui governatorato non si mancherà di riflettere anche con riferimento a vicende nelle quali egli ha difeso con determinazione l’autonomia dell’istituto, a cominciare dalla sua audizione presso la commissione parlamentare di inchiesta sulle banche efficacemente presieduta da Pier Ferdinando Casini e dai riflessi di un improvvido, sconsiderato atto parlamentare che interveniva “extra iuris ordinem” negativamente sulla conferma dello stesso Visco nella carica per un nuovo sessennio: conferma che, invece, fu poi conferita senza problemi.
Tornando al futuro membro dell’esecutivo Bce, sarebbe importante, dato il vigente iter per la decisione della nomina e considerate le prossime ferie, che si provvedesse tempestivamente, già in questo mese – da parte del governo – alla formulazione dell’indicazione in modo che all’insediamento di Panetta al vertice della Banca d’Italia il 1* novembre, ovviamente sulla base della decisione finale del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si possa accompagnare l’entrata nell’esecutivo in questione della persona designata e poi nominata.
A tal fine il livello della scelta deve essere all’altezza delle partecipazioni di italiani al vertice della Bce che finora si sono avute, a cominciare da Mario Draghi presidente, per passare a Tommaso Padoa-Schioppa, membro dell’esecutivo, come poi Panetta.
Non è affatto facile osservare il livello di questo trio.
Eppure è doveroso tentare di riuscirvi, anche perché il livello dei governatori e l’alta tradizione di Via Nazionale vengono rispettati e, allora, non dovrebbe essere accettabile un eventuale abbassamento per una carica pur importante come questa in esame.
Gli impegni da affrontare sono notevoli, come ogni giorno riscontriamo a proposito della politica monetaria, del sistema dei pagamenti, dell’euro digitale, della Vigilanza bancaria.
Non si improvvisano candidature né si possono valorizzare esperienze limitate o profili culturali unidirezionali.
Si guardi alle designazioni sopra indicate per trarne quantomeno un modello, un “identikit” di riferimento al quale almeno avvicinarsi.
Rassicura se, come sarebbe doveroso, si terrà pienamente conto dei predetti pareri.
Si tratta, in ogni caso, di una nomina che non ha nulla di inferiore a quelle più impegnative dell’intervento pubblico in economia e a quelle di livello istituzionale.
Panetta, forte della sua competenza ed esperienza non comuni, svolgerà nel direttivo della Bce, come governatore, un ruolo ancora più importante di quello che ora svolge; ma sarà essenziale che nell’esecutivo sia presente anche un personaggio molto valido interlocutore.








