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[Il documento] Ecco il piano italiano per la gestione delle emergenze nucleari. Le regioni chiedono le pillole di iodio

Il piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari si articola in tre fasi, considerate in base all’evoluzione dello scenario incidentale, e prevede varie misure. 

Il riparo al chiuso

Una di queste è il “riparo al chiuso”, con l’indicazione alla popolazione di “restare nelle abitazioni, con porte e finestre chiuse e i sistemi di ventilazione o condizionamento spenti, per brevi periodi di tempo, con un limite massimo ragionevolmente posto a due giorni“.

Il blocco degli alimenti

Verrebbe attuata nel caso in cui l’incidente avvenisse entro i 200 km. In quelle aree, secondo quanto si apprende, ci sarebbe anche un “blocco cautelativo del consumo di alimenti e mangimi prodotti localmente (verdure fresche, frutta, carne, latte), blocco della circolazione stradale, misure a tutela del patrimonio agricolo e zootecnico” .

La iodioprofilassi

Molto importante, in questo caso, sarebbe anche la iodioprofilassi, “una efficace misura di intervento per la protezione della tiroide, inibendo o riducendo l’assorbimento di iodio radioattivo, nei gruppi sensibili della popolazione”. Nella bozza si legge che “il periodo ottimale di somministrazione di iodio stabile è meno di 24 ore prima, e fino a due ore dopo l’inizio previsto dell’esposizione”.

Il documento specifica che “risulta ancora ragionevole somministrare lo iodio stabile fino a otto ore dopo l’inizio stimato dell’esposizione” mentre è sconsigliato farlo dopo le 24 poiché questo potrebbe causare più danni che benefici (prolungando l’emivita biologica dello iodio radioattivo che si è già accumulato nella tiroide).

Secondo quanto si apprende, la misura della iodoprofilassi è prevista per le classi di età 0-17 anni, 18-40 anni e per le donne in stato di gravidanza e allattamento. “Il Ministro della Salute può decidere l’attivazione delle procedure per la distribuzione di iodio stabile nelle aree interessate”.

Le misure per gli incidenti più lontani

Se l’incidente avvenisse in un’area più lontana – per esempio in Ucraina – verrebbero attuate misure meno rigide. Nel piano si parla per esempio del controllo della filiera produttiva, definizione di eventuali restrizioni alla commercializzazione di prodotti agroalimentari, limitazione all’importazione di beni e derrate alimentari e controlli al rientro nel Paese sui cittadini italiani che dovessero essere stati esposti alle radiazioni.

I compiti a livello locale

Il Piano definisce anche i compiti a livello locale. Alle autorità spetta fornire comunicazioni tempestive alla popolazione – come il tempo di inizio e la durata del riparo al chiuso e istruzioni specifiche alle scuole – e far fronte ai bisogni primari della popolazione. Le Regioni hanno un compito importante perché sono in contatto con le Asl che effettuano i controlli e ci sono poi una serie di attività previste nei territori che scatterebbero in caso di necessità.

Facilitare la diffusione delle pasticche di iodio stabile nei vari territori, con una più capillare distribuzione anche nelle parafarmacie, venduti come integratori alla pari di altri Paesi europei come Francia e Svizzera. 

La richiesta di distribuzione dello iodio stabile

Assieme al via libera dalla Conferenza delle Regioni al Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, i governatori chiedono di “facilitare la distribuzione dello iodio stabile”, la cui assunzione è prevista dallo stesso documento nel caso di attivazione della cosiddetta ‘iodioprofilassi’, la misura di intervento che inibirebbe o ridurrebbe l’assorbimento di iodio radioattivo “nei gruppi sensibili della popolazione” in caso di incidenti a centrali più o meno distanti dal nostro Paese.

Un rischio finora per fortuna scongiurato, ma i cui timori sono scattati con lo scoppio del conflitto in Ucraina, scatenando in alcuni territori italiani la corsa all’acquisto di pastiglie e integratori. A farsi portavoce della richiesta dei governatori è il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, che dopo l’approvazione del Piano aggiunge: “Rispetto alla iodioprofilassi chiediamo al Governo di facilitare la distribuzione dello iodio stabile, anche con riferimento alla sua classificazione farmacologica, e di emanare un documento attuativo integrativo che specifichi tempistiche, modalità, attività di comunicazione, soggetti coinvolti, ruoli e responsabilità”.

La commercializzazione anche nelle parafarmacie

L’ipotesi sarebbe di facilitare la diffusione dello iodio stabile sotto forma di pastiglia, un farmaco che attualmente può essere assunto sotto prescrizione del medico per i soggetti che hanno carenze di ioduro di potassio nell’organismo. Le stesse pillole, in altri Paesi come Francia e Svizzera, sarebbero classificate come integratori. Per questo motivo l’intenzione – si apprende da ambienti dei governatori – sarebbe di renderlo commercializzabile anche nelle parafarmacie italiane per chi dovesse improvvisamente averne la necessità, non avendo molto tempo a disposizione per l’assunzione in caso di fughe radioattive verso il nostro Paese. 

Secondo il Piano per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, nel caso in cui dovesse scattare la profilassi, “il periodo ottimale di somministrazione di iodio stabile è meno di 24 ore prima e fino a due ore dopo l’inizio previsto dell’esposizione. Risulta ancora ragionevole somministrare lo iodio stabile fino a otto ore dopo l’inizio stimato dell’esposizione. Da evidenziare che somministrare lo iodio stabile dopo le 24 ore successive all’esposizione può causare più danni che benefici. La misura della iodioprofilassi è quindi prevista per le classi di età 0-17 anni, 18-40 anni e per le donne in stato di gravidanza e allattamento. Il Ministro della Salute può decidere l’attivazione delle procedure per la distribuzione di iodio stabile nelle aree interessate”. 

Nessun allarme 

Le autorità nazionali continuano però a chiarire che non c’è alcun allarme. “Solo in caso di una reale emergenza nucleare, al momento inesistente nel nostro Paese, sarà la Protezione Civile a dare precise indicazioni su modalità e tempi di attuazione di un eventuale intervento di profilassi iodica su base farmacologica per l’intera popolazione”, aveva spiegato l’Istituto superiore di sanità che, insieme a varie società scientifiche, invita a non usare farmaci ‘fai da te’, mentre è raccomandato l’uso di sale iodato. Quindi anche un richiamo alla calma, dopo il boom di richieste segnalato in alcune farmacie.

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